Il ritrovamento dei corpi dei sub italiani dispersi ha aperto una fase delicata di recupero alle Maldive, nell’atollo di Vaavu. Le vittime sono state individuate nel terzo segmento di una grotta sommersa nei pressi di Alimathà, dopo ricerche condotte con il contributo di un veicolo sottomarino a controllo remoto e di sommozzatori altamente specializzati. La missione di recupero è coordinata dalla fondazione Dan Europe insieme alle autorità maldiviane e a un team di sub finlandesi.
La tragedia del 14 maggio 2026 ha coinvolto più persone e ha reso l’operazione tecnicamente complessa e emotivamente pesante. All’attività si sono affiancati supporti logistici e tecnologici forniti da Regno Unito e Australia, e la guardia costiera locale partecipa alle fasi di recupero. Nel frattempo continuano indagini amministrative e giudiziarie e proseguono le operazioni di rimpatrio e identificazione delle salme.
La dinamica dell’incidente
L’immersione del 14 maggio 2026 aveva come punto di partenza un ingresso della grotta collocato attorno ai 47 metri di profondità, con cavità interne che raggiungono circa 50 metri. Il gruppo comprendeva turisti e ricercatori impegnati in attività subacquee: tra i nomi citati dalle fonti figurano Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri, oltre a Gianluca Benedetti, il cui corpo era stato recuperato in un primo momento vicino all’ingresso della grotta. L’incidente ha sollevato interrogativi sulla natura dell’immersione e sulle autorizzazioni richieste per attività in cavità sottomarine.
Permessi e dichiarazioni ufficiali
Le autorità maldiviane hanno confermato l’esistenza di permessi con validità tra il 3 e il 17 maggio, riferiti a progetti di ricerca sui coralli molli e sui sistemi di barriera, ma che non specificavano un’immersione in grotta. Il portavoce del governo, Mohamed Hussain Shareef, ha chiarito che la proposta di ricerca non includeva dettagli sul sito d’immersione e che il limite operativo per immersioni ricreative è di 30 metri, ma che per missioni di ricerca possono essere richiesti limiti più alti.
La missione di recupero e il team
La fase operativa per riportare le salme in superficie è stata affidata a subacquei tecnici e speleosub provenienti dalla fondazione Dan Europe e a tre specialisti finlandesi: Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist, cui si è aggiunto un quarto esperto. Il team opera in collaborazione con la Guardia costiera maldiviana e con unità locali di difesa, adottando attrezzature come scooter subacquei e serbatoi di gas in grado di riciclare l’aria, forniti anche da partner stranieri.
Tappe previste dell’operazione
Secondo la pianificazione comunicata, l’intervento prevede la discesa degli speleosub per raggiungere il punto dove i corpi sono stati localizzati, il trasferimento alle unità della Guardia costiera e la progressiva ascensione fino alla superficie. È stato spiegato che i sub finlandesi possono operare a profondità molto elevate, oltre i 150 metri in contesti estremi, ma che le fasi saranno spezzate in immersioni limitate nel tempo per evitare rischi come la malattia da decompressione.
Sfide tecniche e rischi
L’operazione presenta molte difficoltà: la visibilità interna alle grotte può essere quasi nulla per il sollevamento del sedimento, i passaggi interni sono stretti e il percorso che collega le cavità può ridursi a due o tre metri di larghezza, complicando il trasporto delle salme. Le autorità citano altresì rischi biologici, tra cui la possibilità della presenza di predatori marini come gli squali, e casi passati in cui recuperi in acque calde hanno avuto risvolti drammatici.
Conseguenze umane e operative
La missione è stata sospesa in precedenza per la morte, durante le ricerche, del sergente maggiore maldiviano Mohamed Mahudhy, deceduto per malattia da decompressione. Questo evento ha aumentato la tensione tra la comunità dei sommozzatori locali e le autorità, con accuse di pressioni sulle operazioni. Sul fronte giudiziario, i magistrati di Roma hanno avviato un fascicolo d’indagine e i superstiti saranno ascoltati come testi.
Intanto sono in corso procedure di rimpatrio: la salma di Gianluca Benedetti è stata imbarcata per il rientro in Italia con scalo intermedio, e le famiglie attendono ulteriori risposte sulle dinamiche dell’incidente e sulle eventuali responsabilità. Le prossime giornate saranno decisive per completare il recupero dei restanti corpi e per definire gli accertamenti tecnici che chiariranno ogni aspetto dell’accaduto.



