Transumanza e tratturi definiscono una geografia culturale che nell’Aquilano unisce montagne, altipiani e valli in un unico filo pastorale. La transumanza è lo spostamento stagionale delle greggi lungo corridoi erbosi tracciati nei secoli, mentre i tratturi sono le grandi vie verdi che collegano pascoli d’alta quota e pianure. Riconosciuta come patrimonio culturale immateriale UNESCO questa pratica racconta una convivenza virtuosa tra uomo, animali e paesaggio.
La sua rilevanza va oltre la storia: i tratturi custodiscono biodiversità, architetture rurali e un sistema di prodotti tipici legati a saperi antichi. Chi percorre queste vie nell’Aquilano scopre borghi di pietra, altopiani aperti, eremi, mulini, taverne di posta e segni di confine. L’articolo propone un quadro completo del contesto, indica le principali direttrici storiche, suggerisce tappe visitabili e offre indicazioni pratiche per un turismo lento e consapevole.
I percorsi storici nell’Aquilano
Nell’area aquilana convergono grandi direttrici pastorali. Il Tratturo Magno collega L’Aquila alle pianure meridionali attraversando la Valle dell’Aterno, la conca di Navelli, l’imbocco della Valle Peligna e le aree di Sulmona e Castel di Sangro. Il Regio Tratturo Celano–Foggia scende dal Fucino verso gli altopiani interni, costeggiando crinali e piane erbose. A questi si aggiungono tratturelli come il Centurelle–Montesecco che mette in rete aree pastorali tra conche e terrazzi fluviali, con antichi cippi in pietra che segnavano larghezze e confini.
Questi corridoi non sono semplici sentieri: sono paesaggi lineari. Larghezze storiche, stazioni di sosta, guadi e ponti definivano un’infrastruttura rurale funzionale al viaggio delle greggi. Camminando si incontrano muretti a secco, resti di taverne e fontanili rustici, testimonianze dell’economia della lana e del latte. La continuità territoriale dei tratturi rende possibile costruire itinerari modulabili, a piedi, in bici o a cavallo, con accessi dai centri storici più vicini.
Tappe visitabili tra Gran Sasso e Valle Peligna
Un itinerario rappresentativo può partire dalle porte del Gran Sasso tra Assergi e Campo Imperatore, dove le grandi praterie d’alta quota raccontano la vocazione pastorale. Spostandosi verso sud si raggiunge Santo Stefano di Sessanio borgo in pietra legato ai commerci della lana, e la vicina Rocca Calascio sentinella su crinali attraversati da greggi. Le praterie conservano tholos in pietra a secco, piccole architetture pastorali usate come ricovero.
Scendendo nella Piana di Navelli si incontra una trama di vie erbose, campi e antichi casali; una sosta a Capestrano e lungo il Tirino permette di affiancare al tema pastorale l’agricoltura irrigua tradizionale. Più a sud, la Valle Peligna offre tratti del Tratturo Magno attorno a Sulmona con fondovalle e colline che mantengono l’impronta delle transumanze. In diverse località si leggono ancora i tracciati tratturali come ampie fasce prative tra coltivi e bosco.
Pietre, acque e architetture rurali
Il paesaggio tratturale aquilano è una combinazione di pietra e acqua. Lungo le vie si incontrano fonti ad abbeverata, pozzi, cisterne, e un sistema di muretti che regola pendii e terrazzi. Le caciare o tholos in pietra a secco sono l’emblema della capacità costruttiva dei pastori, così come i pagliare nuclei stagionali posti su ripiani soleggiati. Nei fondovalle restano tracce di antiche taverne e riposi, elementi fondamentali per soste, scambi e riscossioni di dazi.
Questi manufatti si osservano rispettando proprietà e coltivi, mantenendosi sui sentieri esistenti. Nei borghi minori, piccoli ecomusei, chiesette campestri e depositi comunali conservano aratri, attrezzi per la tosatura e pannelli sulla storia locale. La lettura del territorio avviene per strati botanica dei pascoli, geomorfologia di altipiani e calanchi, toponimi che richiamano greggi, riposi e guadi.
Sapori legati alle vie della lana
La cultura pastorale ha plasmato una gastronomia essenziale e robusta. Lungo i tratturi dell’Aquilano si cercano formaggi come il canestrato di Castel del Monte pecorini di alta quota e ricotte fresche; la cottura alla brace ha reso celebri gli arrosticini variante popolare della carne ovina. Nei paesi della Piana di Navelli spicca lo zafferano dell’Aquila a marchio territoriale, protagonista di piatti semplici e aromatici.
La lenticchia di Santo Stefano di Sessanio i mieli di montagna e la pasticceria tradizionale legata al latte creano un itinerario del gusto che accompagna il cammino. Nei mercati contadini e nelle piccole botteghe si incontrano produzioni che rispettano stagionalità, pascoli e rotazioni, espressione di un equilibrio antico tra suoli, clima e saperi.
Itinerario pratico per un turismo lento
Organizzare l’itinerario richiede alcune attenzioni. In genere è utile scegliere porte d’accesso collegate al trasporto pubblico o ai parcheggi periferici dei borghi e verificare la percorribilità dei sentieri comunali. I tratti più fruibili del Tratturo Magno e dei tratturelli locali si riconoscono per il corridoio erboso continuo; in più punti sono presenti pannelli o cippi in pietra che aiutano l’orientamento. Una carta topografica e un dispositivo con tracce GPX agevolano l’autonomia su tappe di 2-4 ore ciascuna.
La buona pratica prevede di camminare su suolo erboso o sterrato evitando coltivi, richiudere eventuali cancelli, mantenere distanza da greggi e cani da guardiania, e programmare le tappe con adeguo rifornimento d’acqua. L’uso della bicicletta gravel o della mountain bike è efficace sui fondovalle e sugli altipiani; l’equitazione è possibile su tratti ampi e continui, previa autorizzazione dei gestori dei maneggi e nel rispetto dei fondi privati.
Legami UNESCO e valore culturale
Il riconoscimento della transumanza come patrimonio culturale immateriale UNESCO valorizza pratiche, conoscenze e paesaggi che nell’Aquilano restano leggibili. Le vie tratturali sono archivi a cielo aperto dove si studia l’adattamento delle comunità alla montagna, l’economia della lana e l’allevamento ovino. Percorrerle significa sostenere un modello di viaggio capace di unire educazione ambientale, tutela delle architetture rurali e sviluppo locale basato su piccole filiere.
Un itinerario ben costruito collega sentieri, borghi e prodotti: dalle praterie del Gran Sasso alle conche coltivate, fino ai mercati dove assaggiare formaggi e legumi. Questo approccio permette di leggere i tratturi non come strade del passato, ma come infrastrutture verdi del presente territoriale, aperte a chi cerca silenzi, orizzonti larghi e un dialogo rispettoso con la natura e la memoria dei luoghi.



