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Abruzzo: la situazione drammatica del carcere di Castrogno e le richieste di intervento

Un sopralluogo al carcere di Castrogno rivela condizioni critiche: sovraffollamento, personale insufficiente e strutture inadeguate. Scopri di più.

Abruzzo: la situazione drammatica del carcere di Castrogno e le richieste di intervento

Il carcere di Castrogno, in provincia di Teramo, è al centro di una situazione critica che non può più essere ignorata. Un recente sopralluogo condotto dal capogruppo regionale di Abruzzo Insieme, Giovanni Cavallari, insieme agli avvocati della Camera Penale di Teramo, ha portato alla luce condizioni di sovraffollamento e carenza di personale che mettono a rischio la sicurezza, la dignità e la funzione rieducativa della pena.

La visita ha evidenziato un quadro drammatico: 461 detenuti stipati in una struttura progettata per 250 posti, con un sovraffollamento del 79%. Gli agenti di Polizia Penitenziaria sono solo 160, ben al di sotto dei 221 previsti. Questo ha portato a un accumulo di 16.000 giornate di ferie arretrate e circa 30.000 ore di straordinario.

Le condizioni critiche del carcere di Castrogno

Le celle, sebbene conformi alla normativa europea, ospitano due detenuti ciascuna e offrono condizioni di vita estremamente difficili. Le temperature sono insopportabili e i detenuti non hanno accesso a ghiaccio o bottiglie d’acqua fresca. Le docce comuni e gli infissi malandati aggiungono ulteriori criticità. La mancanza di assistenza medica e infermieristica adeguata peggiora ulteriormente la situazione.

La Camera Penale di Teramo ha denunciato una crisi strutturale, organizzativa ed umana, definendola pressoché irreversibile. La criminalità esterna e l’uso incontrollato di droni per il traffico di droga all’interno del carcere aggravano il problema. La Direttrice e il Commissario della Polizia Penitenziaria hanno confermato la gravità della situazione.

Le richieste di intervento

Giovanni Cavallari ha sottolineato l’importanza di misure alternative per ridurre il sovraffollamento, ma ha anche evidenziato la necessità di strutture e risorse adeguate. “Dove sono le strutture? Dove sono le risorse? Chi garantisce i percorsi sanitari, assistenziali e di reinserimento?” ha chiesto Cavallari, mettendo in luce la contraddizione tra gli annunci del Governo e la mancanza di azioni concrete.

La Camera Penale di Teramo ha richiesto un provvedimento deflattivo immediato, con misure alternative alla detenzione come arresti domiciliari, ammissione al lavoro esterno e liberazione anticipata. “Investire sulle ragioni della pena detentiva in un’ottica costituzionalmente orientata è un dovere egalitario di uno stato che voglia definirsi civile e democratico”, hanno dichiarato.

Cavallari ha anche invitato la Regione Abruzzo a non rimanere estranea alla discussione, sottolineando la responsabilità dei servizi territoriali in materia di sanità penitenziaria, dipendenze, salute mentale, formazione, lavoro e reinserimento. “Non possiamo aspettare ogni volta che l’emergenza esploda per poi limitarci a denunciarla”, ha affermato.

La necessità di un cambiamento

La situazione del carcere di Castrogno è emblematica di una crisi più ampia del sistema penitenziario italiano. Le politiche carcerocentriche e securitarie hanno portato a un sovraffollamento cronico e a condizioni di detenzione degradanti. La Camera Penale di Teramo ha ribadito l’importanza di un approccio umanitario e rieducativo, in linea con l’articolo 27 della Costituzione.

“Chi sbaglia deve pagare, ma deve pagare con dignità”, ha dichiarato la Fim-Cisl di Teramo, schierandosi al fianco delle denunce avanzate da Cavallari. La situazione richiede un intervento urgente e concreto per garantire condizioni di vita dignitose ai detenuti e per assicurare la sicurezza e l’efficienza del sistema penitenziario.

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