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Prostituzione in Abruzzo: scoperta una casa a luci rosse all’Aquila e archiviata un’inchiesta a Raiano

Le forze dell'ordine hanno scoperto due attività sospette in Abruzzo: una casa d'appuntamenti all'Aquila e un'altra a Raiano. Scopri i dettagli delle indagini e i provvedimenti adottati.

Prostituzione in Abruzzo: scoperta una casa a luci rosse all’Aquila e archiviata un’inchiesta a Raiano

In Abruzzo, le forze dell’ordine hanno recentemente portato alla luce due casi distinti di presunta prostituzione organizzata. A L'Aquila, un appartamento lungo via Mausonia è stato trasformato in una casa d’appuntamenti, mentre a Raiano un’indagine si è conclusa con l’archiviazione per mancanza di prove. Entrambi i casi hanno visto il coinvolgimento di donne cinesi e hanno suscitato l’attenzione delle autorità locali.

L’Aquila: divieto di dimora per una cittadina cinese

La Squadra mobile dell’Aquila ha condotto un’indagine che ha portato alla scoperta di un appartamento utilizzato come casa d’appuntamenti. Secondo le ricostruzioni, donne cinesi venivano fatte arrivare in città per lavorare come massaggiatrici, ma in realtà erano coinvolte in prestazioni sessuali a pagamento. I clienti venivano gestiti attraverso applicazioni di messaggistica e gli incassi ritirati alla fine della giornata.

L’indagine, iniziata nel 2026, è tornata d’attualità prima di Ferragosto, quando una delle donne coinvolte è stata rintracciata nuovamente in città. Il 10 agosto, la cittadina cinese è stata individuata dagli agenti mentre si trovava a bordo di un’auto che percorreva via Mausonia, proprio nella zona dell’abitazione finita al centro degli accertamenti.

Accompagnata negli uffici della Questura, le è stata notificata un’ordinanza del gip del Tribunale dell’Aquila che disponeva il divieto di dimora nel territorio comunale e provinciale del capoluogo. Questo provvedimento rappresenta uno degli sviluppi dell’indagine condotta dalla Mobile sul presunto giro di prostituzione organizzato all’interno dell’appartamento.

Il gip ha ritenuto che, per alcune delle persone finite nell’indagine, gli elementi raccolti non fossero sufficienti a sostenere un pieno coinvolgimento nell’attività di favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione. Diversa, invece, la posizione della donna raggiunta dal divieto di dimora.

Raiano: archiviazione per mancanza di prove

A Raiano, un’indagine simile si è conclusa con l’archiviazione per mancanza di prove. Dieci giorni di appostamenti, annunci online e clienti che entravano e uscivano dall’appartamento avevano portato alla chiusura di una casa di appuntamenti alla periferia del paese. Tuttavia, a distanza di tre anni, il procedimento penale si è chiuso senza conseguenze per l’unico indagato.

Il gip del Tribunale di Sulmona ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dal sostituto procuratore Edoardo Mariotti, ritenendo che a carico dell’uomo non fossero emersi elementi tali da sostenere una ragionevole previsione di condanna. L’indagine risale al 2026 e aveva visto sotto inchiesta un 51enne di Vasto, compagno di una delle due donne di nazionalità cinese che si trovavano nell’appartamento.

Secondo l’ipotesi investigativa iniziale, l’uomo avrebbe favorito l’attività di prostituzione delle due donne, tra cui la propria compagna. L’indagine era scattata dopo alcune segnalazioni relative a uno strano andirivieni di uomini nell’abitazione, presa in affitto ai primi di ottobre alla periferia del paese. Clienti che, secondo quanto osservato, arrivavano nell’appartamento per poi allontanarsi dopo diverso tempo.

I carabinieri di Raiano avevano avviato una serie di servizi di osservazione e controllo. I primi riscontri erano arrivati dalla scoperta di alcuni annunci pubblicati sul portale online Bakeka, nei quali le due donne indicavano Raiano e un preciso indirizzo come luogo di “incontri terapeutici”, pubblicizzando massaggi descritti come salutari per il corpo e per la mente.

Dopo una decina di giorni di appostamenti, con l’acquisizione di immagini e riscontri attraverso le telecamere di videosorveglianza, era scattato il blitz. Al momento dell’irruzione i militari avevano trovato nell’appartamento una donna seminuda intenta a preparare il caffè in cucina. Un cliente si era appena allontanato e, solo per una serie di circostanze, non aveva incrociato i carabinieri.

Gli accertamenti successivi, tuttavia, non hanno consentito di definire con sufficiente chiarezza il ruolo del 51enne. Come rilevato dalla Procura, dall’analisi delle immagini e dagli altri elementi raccolti non sarebbe emersa la prova che l’uomo avesse concretamente favorito l’attività di prostituzione esercitata nell’appartamento. Da qui la richiesta di archiviazione, ora accolta dal gip. L’inchiesta, quindi, si conclude senza processo per il 51enne. Resta il risultato dell’intervento dei carabinieri che, all’epoca dei fatti, aveva comunque portato alla scoperta e alla chiusura della casa a luci rosse.

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