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Nuova normativa nucleare: cosa prevede la legge delega e dove potrebbero nascere i reattori

Il parlamento ha dato il via libera alla legge delega sul nucleare; ora il governo dovrà stabilire le regole, le tecnologie e i luoghi dove costruire le nuove centrali.

Nuova normativa nucleare: cosa prevede la legge delega e dove potrebbero nascere i reattori

Il 23 settembre 2026 il Senato ha dato il suo sì definitivo al disegno di legge delega presentato dal ministro all’Ambiente, aprendo il dibattito sul ritorno del nucleare in Italia. La votazione segue quella della Camera avvenuta a giugno e rappresenta il primo passo legislativo verso la creazione di un quadro normativo per il cosiddetto nucleare sostenibile. Tuttavia, la legge non contiene ancora autorizzazioni per la costruzione di nuovi impianti: il compito di precisare i criteri di autorizzazione, localizzazione, esercizio e sicurezza spetterà al Governo tramite decreti attuativi.

La legge delega: contenuti principali e obiettivi strutturali

Il testo delega introduce un quadro organico che contempla diverse funzioni: produzione di elettricità, utilizzo dell’energia per generare idrogeno verde gestione del combustibile esausto e dei rifiuti radioattivi, nonché lo smantellamento degli impianti storici. Inoltre, impone la creazione di un’Autorità indipendente per la vigilanza, con poteri rafforzati in materia di sicurezza nucleare e controllo ambientale.

Tecnologie ammesse: dalla terza generazione ai SMR

Il legislatore ha previsto l’uso di reattori di terza generazione già commercializzati, lasciando spazio a soluzioni più avanzate non appena otterranno la certificazione. Nel dibattito emergono anche i SMR (Small Modular Reactors), gli AMR (Advanced Modular Reactors) e i microreattori ma la scelta definitiva dovrà attendere le future deliberazioni governative.

Localizzazione, criteri e tempistiche per i nuovi impianti

Al momento non esiste una lista ufficiale di siti, poiché la localizzazione dovrà rispettare rigorosi parametri tecnici e ambientali: stabilità sismica, rischio idrogeologico, disponibilità di acqua di raffreddamento, prossimità alla rete elettrica e impatto sul territorio. Sono previsti meccanismi di coinvolgimento delle comunità interessate.

I territori che hanno già ospitato impianti – Trino, Caorso, Latina, Garigliano e, più recentemente, Montalto di Castro – sono considerati potenziali candidati, ma nessun sito è stato ancora formalmente designato. Il governo ha indicato un orizzonte di primi impianti entro il 2033-2035 anche se tali date rimangono indicative e dipendono dalla completa attuazione dei decreti, dalla definizione dei siti e dalla concessione delle autorizzazioni.

Contesto storico e reazioni politiche

L’Italia aveva già una fiorente industria nucleare negli anni ’60 e ’80, con le centrali di Latina, Garigliano, Trino e Caorso. Dopo Chernobyl (1986) e i referendum abrogativi del 1987, tutte le unità furono chiuse. Un tentativo di rilancio nel 2009 fu interrotto dal disastro di Fukushima (2011) e dal referendum nazionale dello stesso anno, che bloccò nuovamente il percorso.

Il presidente del Consiglio ha definito la decisione una “scelta coraggiosa e di buon senso”, mentre le forze di opposizione (AVS e M5S) l’hanno definita una “follia economica” chiedendo chiarezza sulla gestione delle scorie. Nel frattempo, rappresentanti industriali, soprattutto dal Veneto, hanno espresso entusiasmo per la possibilità di avere energia a basso costo e una maggiore indipendenza energetica, citando modelli come quello spagnolo e francese.

L’attuazione dei decreti e le successive consultazioni pubbliche saranno decisive per trasformare la legge delega in realtà operativa.

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