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Inseguimento a Alba Adriatica: 208 dosi di cocaina recuperate

In Alba Adriatica una fuga spericolata finisce con l’arresto di due albanesi e il sequestro di 208 dosi di cocaina

Inseguimento a Alba Adriatica: 208 dosi di cocaina recuperate

Nel tardo pomeriggio di giovedì i carabinieri di Alba Adriatica hanno dovuto fronteggiare una situazione che ha trasformato le vie cittadine in un vero e proprio circuito clandestino. Due uomini di nazionalità albanese, intenti a fuggire, hanno messo a rischio la sicurezza dei pedoni, dei lavoratori ed è stato necessario intervenire con prontezza per arginare il pericolo.

La dinamica è iniziata nei pressi del cimitero di Alba Adriatica dove una pattuglia ha intimato l’alt a un’autovettura. Il conducente, invece di fermarsi, ha premuto sull’acceleratore, impartendo una fuga che si è dipanata lungo le strade della città, alternando inversioni di marcia improvvise a sorpassi pericolosi.

Il blocco dell’alt nella zona del cimitero di Alba Adriatica

Gli agenti, una volta segnalato il mancato rispetto dell’ordinale, hanno avviato un inseguimento serrato. Il pazzo ritmo con cui l’auto ha cambiato direzione ha costretto i carabinieri a mantenere una costante pressione, pur senza perdere il contatto visivo con i fuggitivi. La tensione è cresciuta quando, dopo qualche centinaio di metri, l’auto ha effettuato un’improvvisa inversione di marcia, spingendo gli agenti a mancarmi di strada.

Reazione del conducente

Il guidatore ha dimostrato un atteggiamento aggressivo, accelerando ulteriormente non appena ha avvistato la pattuglia. Tale comportamento ha fatto scattare un effetto domino di manovre rischiose, creando una situazione di emergenza che ha coinvolto tutti gli utenti della strada.

Manovre pericolose lungo le vie della città

Nel proseguire, l’auto ha compiuto una serie di sorpassi azzardati, avvicinandosi a velocità tali da mettere a repentaglio la vita di chiunque si trovasse sul marciapiede. In un tratto interessato da lavori pubblici, alcuni operai sono stati costretti a lanciarsi rapidamente verso il bordo della carreggiata per evitare di essere travolti. L’episodio ha mostrato quanto una fuga sconsiderata possa trasformare un’area di cantiere in una zona di pericolo reale.

Operai in pericolo

Gli operai, impegnati nella manutenzione stradale, hanno avuto pochi secondi per reagire. Grazie a una prontezza istintiva, sono riusciti a spostarsi verso il margine della strada, sfiorando di appena qualche centimetro il contatto con il veicolo in fuga. La scena è stata descritta come un vero punto di svolta dell’inseguimento, poiché ha mostrato l’impatto diretto della fuga sulla vita quotidiana dei cittadini.

Il colpo di scena: le borracce con la cocaina

Durante la corsa, i due occupanti hanno tentato di disfarsi di un carico di droga lanciando due borracce dal finestrino. I carabinieri hanno prontamente individuato gli oggetti e, al loro recupero, hanno scoperto 208 dosi di cocaina confezionate singolarmente. Il narcoticolo era accuratamente avvolto all’interno delle borracce, pronto per essere distribuito sul mercato della costa teramana e delle vicine Marche.

Recupero delle dosi

Le 208 unità, già pronte per lo spaccio, sono state sequestrate sul posto. Gli inquirenti hanno ipotizzato che il quantitativo fosse destinato a una rete di distribuzione locale, dove la domanda di stupefacenti è particolarmente elevata tra i giovani. Oltre alla droga, gli uomini trasportavano 1.800 euro in contanti, ma la somma non è stata sequestrata perché non collegabile direttamente all’attività di spaccio.

Fine dell’inseguimento e conseguenze giudiziarie

Il finale è arrivato quando una delle gomme dell’auto si è improvvisamente forata. La perdita di pressione ha consentito ai carabinieri di avvicinarsi, bloccare il veicolo e arrestare i due albanesi. Uno dei due è al suo terzo arresto dell’anno. Entrambi sono difesi dall’avvocato Nello Di Sabatino e sono stati incriminati per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e fuga pericolo. La decisione di conferma degli arresti è stata presa dalla giudice Martina Pollera.

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