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Inps, indagato a L’Aquila per aver consultato dati di Meloni e Tajani

Un dipendente dell'Inps di L'Aquila è sotto indagine per aver consultato i dati riservati di Meloni e Tajani.

Inps, indagato a L’Aquila per aver consultato dati di Meloni e Tajani

Un alert interno dell’Inps ha messo in moto una serie di controlli che hanno portato i Carabinieri a perquisire l’abitazione di un operatore del Contact Center di L’Aquila. Il soggetto, un quarantenne residente nella provincia, è ora indagato dalla Procura dell’Aquila con l’accusa di accesso abusivo a sistema informatico. Il motivo della verifica è stato il tentativo di consultare, senza alcuna motivazione operativa, le posizioni riconducibili alla presidente del Consiglio giorgia meloni e al ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Il blitz dei Carabinieri e la perquisizione

Circa tre settimane fa, l’ente ha rilevato un’interrogazione considerata incompatibile con le mansioni del dipendente. L’analisi dei log di accesso ha evidenziato una consultazione di profili giudicati particolarmente sensibili, facendo scattare automaticamente un segnale di allarme. In risposta, la Procura ha disposto la presenza dei Carabinieri, i quali hanno sequestrato computer, tablet e ogni supporto digitale fornito al dipendente per l’attività lavorativa. Il materiale è stato affidato al consulente tecnico della Procura, Fabio Biasini incaricato di ricostruire le operazioni effettuate e verificare eventuali ulteriori accessi non autorizzati.

Il ruolo del Contact Center e le misure di sicurezza dell’Inps

Il soggetto indagato opera nel Contact Center dell’Inps, gestendo l’assistenza telefonica ai cittadini in modalità smart working. Questa posizione gli consente di accedere a piattaforme informatiche destinate a fornire informazioni su prestazioni previdenziali, inoltrare pratiche alle sedi territoriali e assistere gli utenti autenticati. Tuttavia, tali sistemi sono dotati di sofisticati meccanismi di controllo: ogni consultazione viene registrata e, soprattutto per i profili ritenuti sensibili, gli accessi anomali attivano immediatamente un allarme interno. Il caso attuale dimostra come tali protocolli siano volti a impedire consultazioni estranee alle finalità di servizio.

Il quadro più ampio: precedenti investigazioni

Questo episodio rappresenta il secondo caso noto di presunti abusi di consultazione dei dati dell’Inps. Il primo, emerso a Roma, ha visto la Procura capitolina chiedere il rinvio a giudizio di una dipendente che, nel febbraio 2025, ha effettuato tre accessi ai dati personali della premier Giorgia Meloni due volte all’archivio anagrafico e una volta all’estratto contributivo. Anche in quel caso l’indagine è nata da verifiche interne dell’ente, con l’accusa di accesso abusivo aggravato dalla qualifica di dipendente pubblico. Le autorità stanno ora tentando di capire se l’operatore di L’Aquila abbia agito per semplice curiosità o se vi fosse una richiesta di terzi dietro il tentativo di consultazione, nonché se siano stati effettuati ulteriori accessi a dati di altre persone note.

La vicenda sottolinea l’importanza dei sistemi di tracciamento dell’Inps e la vigilanza delle autorità giudiziarie nel garantire la riservatezza dei dati personali dei cittadini, soprattutto quando coinvolgono personalità di alto profilo politico. Le indagini rimangono a porte chiuse, mentre i tecnici continuano ad analizzare i dispositivi sequestrati per ricostruire con precisione l’entità degli accessi non autorizzati.

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