Il marchio “Negozio Italiano” è stato introdotto a Pescara da Futuro Nazionale con l’obiettivo di valorizzare le attività commerciali e le filiere agroalimentari italiane, durevolmente colpite dalla crisi e dalla crescita degli acquisti online. La proposta è stata presentata in sala consiliare dalla capogruppo Valeria Toppetti che ha illustrato la logica di un adesivo da collocare sulle vetrine per certificare l’appartenenza a una realtà “italiana”.
L’iniziativa, sostenuta dal generale Roberto Vannacci e dalla referente nazionale Caterina Galli punta a trasformare il negozio in un presidio sociale capace di mantenere occupazione e garantire investimenti locali. Tuttavia, il concetto di “italianità” è stato subito messo in discussione da diverse voci del territorio.
Presentazione dell’iniziativa nella sala consiliare
Durante la seduta del Consiglio comunale, Toppetti ha spiegato che il bollino rappresenta un segno di riconoscimento per le imprese che operano con “responsabilità diretta” e che sono pienamente integrate nell’economia nazionale. La consigliera ha sottolineato che l’obiettivo è quello di sostenere le attività più vulnerabili, incoraggiando i cittadini a privilegiare gli acquisti locali rispetto a canali di e-commerce. La proposta include la distribuzione di adesivi a chi dichiara di possedere una realtà di proprietà italiana.
Le critiche delle categorie imprenditoriali
Intimissimi e il problema dei franchising
Federica Anchini responsabile di Intimissimi, ha evidenziato che molte attività del centro cittadino appartengono a catene con proprietà estere, rendendo difficile l’applicazione di un criterio basato esclusivamente sull’italianità. Anchini ha affermato: «Non mi sembra un’iniziativa particolarmente virtuosa, qui molte attività appartengono a catene, spesso con proprietà estere». Ha aggiunto che il criterio rischia di escludere negozi di franchising, creando una distinzione poco chiara e difficile da applicare concretamente.
Bar Lucio denuncia discriminazione
Enzo Palladinetti titolare del bar Lucio, ha risposto in maniera netta: «Non aderirò». Secondo lui, la proposta rischia di avere una connotazione discriminatoria: «Nel mio locale tutti sono benvenuti se rispettano le regole. Distinguere i negozi per provenienza gli richiama periodi molto bui della storia». Palladinetti ha inoltre rimarcato che le priorità per il territorio dovrebbero essere la sicurezza e il contrasto allo spaccio, non la provenienza dei titolari.
Posizioni di Confesercenti e Confartigianato
Il presidente provinciale di ConfesercentiDavide Ardente ha dichiarato: «Nessuna etichetta per chi fa impresa». Ardente ha ribadito che la valutazione delle attività deve basarsi sul rispetto delle regole, non sul paese di nascita del titolare, e ha annunciato: «Non parteciperò a questa iniziativa. Pescara ha bisogno di coesione, investimenti, legalità, qualità del commercio e collaborazione tra istituzioni e categorie».
Al tempo stesso, Fabrizio Vianale direttore di Confartigianato Pescara, ha proposto di puntare sull’acquisto di prodotti a chilometro zero e sul sostegno ai negozi di vicinato. Ha sottolineato che il valore del denaro speso localmente rimane in città, generando occupazione e nuovi servizi, indipendentemente dalla nazionalità del titolare.
Reazioni politiche e richiami al valore del lavoro
Dal gruppo del Partito Democratico, Piero Giampietro ha definito l’iniziativa «dal carattere discriminatorio», criticando anche la coerenza di Toppetti, che aveva acquistato su Amazon i crocifissi presentati in Consiglio. Il consigliere del Movimento 5 stelle, Paolo Sola ha definito l’uso della sala consiliare “istituzionalmente inopportuno” e ha ricordato che: «La qualità non ha nazionalità e la dignità del lavoro non ha passaporto».
Valeria Toppetti, invece, ha difeso la campagna, ribadendo che nasce da una volontà condivisa con il generale Vannacci e la referente Caterina Galli di sostenere le attività e le filiere italiane in difficoltà. «Il negozio non è soltanto un luogo in cui si eseguono transazioni commerciali, ma è un presidio sociale», ha spiegato, aggiungendo di aver già ricevuto diverse richieste di adesione da parte di imprenditori locali.
Infine, il presidente di ConfcommercioRiccardo Padovano ha preferito non schierarsi, affermando che le iniziative di natura politica devono rimanere nella sfera privata dei propri associati. Ha suggerito che il riconoscimento alle attività dovrebbe avvenire attraverso istituzioni, come la già esistente “targa di attività storica”.



