Il 28 e il 21 settembre 2026 le notizie di due morti improvvise hanno avvolto l’Abruzzo in un profondo senso di perdita. Da L’Aquila è venuta a mancare Chiara Cavicchia dipendente storica del Comune, mentre nella Maremma è scomparsa Maria Chiara Doria dirigente dell’Istituto comprensivo 3 di Grosseto. Entrambe le figure erano apprezzate per la loro professionalità e per il legame stretto con la gente di zona.
Le circostanze, seppur differenti, hanno lasciato una scia di lutto che ha coinvolto non solo i familiari, ma anche colleghi, alunni e cittadini. In entrambe le realtà, la scomparsa è stata accompagnata da testimonianze che evidenziano la gentilezza, la disponibilità e la capacità di ascolto delle due donne, caratteristiche che rimarranno come impronte indelebili nella memoria collettiva.
Chiara Cavicchia, la figura storica del Comune di L’Aquila
Nata a Montereale, dipendente comunale da decenni, Chiara Cavicchia era nota per la sua dolcezza e per l’approccio attento verso i cittadini. Sposata con il funzionario dei Vigili del Fuoco Eutizio Di Gennaro era madre di Beatrice e Marino. La sua vita è sempre stata legata alla città: dal primo giorno di lavoro ha assistito la popolazione con pazienza, diventando un punto di riferimento per chi si rivolgeva agli uffici comunali.
Famiglia e radici
Chiara ha conservato un forte legame con la terra d’origine; gli abitanti di Montereale la ricordano come una persona di rara gentilezza, sempre pronta a tendere una mano. Il suo matrimonio con Eutizio, funzionario del comando dei Vigili del Fuoco, ha unito due realtà di servizio pubblico, creando una piccola “famiglia” di colleghi e amici che condividono valori di dedizione e solidarietà. Dopo la sua scomparsa, la comunità di L’Aquila ha espresso condoglianze sentite, sottolineando quanto la sua presenza fosse irrinunciabile nella vita quotidiana del Comune.
Maria Chiara Doria, la dirigente che ha lasciato il segno a Grosseto
Dal 2024 al 2026 ha guidato l’Istituto comprensivo 3 di Grosseto, dove ha costruito relazioni profonde con insegnanti, studenti e personale. Il suo periodo di presidenza è stato caratterizzato da un forte orientamento al confronto, al rispetto reciproco e a una particolare attenzione per gli alunni più fragili. Il 11 agosto, pochi mesi prima della sua malattia, aveva scritto ai docenti un messaggio di addio anticipato, auspicando di poter più tardi salutare di persona la sua squadra.
Un messaggio incompleto
Il testo inviato recitava: «In questi due anni ho lavorato molto bene con voi, mi avete accolto benissimo e avete sempre collaborato con professionalità ed entusiasmo, so che mi mancherete moltissimo. Spero di riprendermi e di potervi venire a salutare di persona». Le parole, rimaste senza risposta a causa della sua rapida deteriorazione, sono oggi ricordate come prova della sua umiltà e del desiderio di chiudere i rapporti con gratitudine. Dopo il trasferimento in un istituto vicino a Tivoli, più vicino a casa, la sua vita è stata segnata da una breve ma intensa malattia che non le ha consentito di completare il gesto di commiato.
Reazioni e ricordi di chi le conosceva
Nel giro di pochi giorni, le condoglianze si sono susseguite sui social e nelle sedi istituzionali. I colleghi di L’Aquila hanno ricordato Chiara come una persona solare sempre disponibile ad ascoltare e a mediare le richieste dei cittadini. Il marito Eutizio ha espresso la sua immensa gratitudine per il sostegno ricevuto, mentre i figli Beatrice e Marino hanno accolto il conforto della comunità con dignità.
Allo stesso modo, gli insegnanti di Grosseto hanno sottolineato la capacità di Maria Chiara di creare un clima di rispetto e di ascolto. Un episodio particolarmente emblematico è il suo invito costante a “scrivere, scrivere”, inteso non solo come adempimento burocratico, ma come strumento di tutela e trasparenza per il personale docente. Questo approccio ha lasciato un’impronta nella cultura dell’istituto, facendo sentire ogni docente valorizzato e parte integrante del progetto educativo.
Entrambe le perdite hanno acceso una riflessione sul valore della presenza quotidiana di figure pubbliche che, pur non occupando ruoli di alto profilo, costruiscono legami duraturi con la gente. Il ricordo di Chiara Cavicchia e di Maria Chiara Doria rimane un monito sulla fragilità della vita e sulla necessità di apprezzare ogni gesto di dedizione, soprattutto quando questi avvengono dietro le quinte della burocrazia e dell’istruzione.



