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Come Gabriella, Aline e Darina hanno cambiato Ignazio Silone

Le donne dietro le scelte di Ignazio Silone: tra amore, esilio e rinascita culturale.

Come Gabriella, Aline e Darina hanno cambiato Ignazio Silone

Il 26 settembre, a Sulmona, la riflessione di uno studioso si incanala su un personaggio carico di contraddizioni: Ignazio Silone nato Secondino Tranquilli, che ha percorso il cammino da militante comunista a scrittore di fama internazionale, difficile da inquadrare a causa dell’ostilità politica del suo tempo.

L’analisi delle sue vicende richiede un esame attento di fonti diverse, ponendo in luce il ruolo cruciale di tre figure femminili che hanno convogliato le sue energie verso la salvezza personale e letteraria, senza le quali la sua opera principale, Fontamara non avrebbe avuto voce globale.

La prima compagna di lotta: Gabriella Seidenfeld a Trieste

Nel periodo compreso tra il 1921 e il 1923, Silone, allora redattore de Il Lavoratore a Trieste, conobbe Gabriella Seidenfeld ebrea croata di origine ungherese. Il loro incontro avvenne in una città invasa da squadre fasciste che colpivano quotidianamente giornalisti e operai. Gabriella divenne non solo amante ma anche compagna di resistenza, condividendo la quotidiana clandestinità degli anni ’20. La loro alleanza riecheggiò copie celebri come quella tra Filippo Turati e Anna Kuliscioff o tra Carlo Rosselli e Marion Cave dimostrando come l’universo femminile fosse un pilastro contro il totalitarismo.

Un matrimonio di facciata per ottenere asilo svizzero

Quando le persecuzioni si intensificarono, la coppia si rifugiò in Svizzera. Per superare le restrizioni burocratiche, Gabriella e Silone stipularono un matrimonio di facciata strumento legale indispensabile per ottenere il diritto d’asilo. Questo atto, pur privo di dichiarazioni d’amore, consolidò una rete di supporto che permise al giovane intellettuale di continuare la sua attività clandestina lontano dalle grinfie fasciste.

Le donne che hanno salvato Silone in Svizzera

Nel rifugio elvetico, Silone affrontò una profonda crisi psicologica; la depressione lo spinse sull’orlo del suicidio. Fu allora che comparve Aline Valangin psicoanalista e allieva di C.G. Jung. Valangin offrì al poeta una quarantena emotiva sostenendolo con terapie e conversazioni che gli consentirono di rimettere in piedi la sua creatività. Grazie a questa relazione, Silone poté completare Fontamara libro tradotto in decine di lingue, che lo consacrò come autore di rilievo nel panorama europeo e americano.

Darina Larcy, la giornalista americana

Nel 1941, nella biblioteca di Zurigo Silone incrociò la strada di Darina Larcy reporter per il New York Herald Tribune. Ammirandolo subito per la sua “intelligenza olimpionica”, Darina lo sposò nel 1944. Il loro ritorno a Roma avvenne a bordo di un aereo militare americano, testimonianza di un legame che superava le tensioni della guerra. In Italia, Silone partecipò all’Assemblea Costituente ma la sua posizione si spostò verso il riformismo socialdemocratico, avvicinandosi al pensiero di Giuseppe Saragat. Darina, grazie ai contatti con l’OSS e con Allen Dulles, facilitò l’ingresso di Silone nei circuiti culturali occidentali, contribuendo alla nascita della rivista Tempo Presente (1956-1968), finanziata dal Congress for Cultural Freedom.

Le parole di Silone rimangono emblematiche: «Non è facile descrivere che cosa fosse allora la coscienza politica della maggioranza di noi; lo stesso termine di coscienza politica è eccessivo per la prevalenza di elementi psicologici primitivi» e più tardi: «Mi fermai in Svizzera perché dove trovavo un altro paese dove fare la quarantena di tutta la retorica prima gesuitica, cattolica e poi marxista». Queste citazioni riflettono come le figure femminili abbiano fornito a Silone non solo un rifugio fisico, ma anche una rigenerazione spirituale che ha alimentato la sua produzione letteraria e il suo impegno per la libertà culturale.

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