Le fiamme che da giorni divorano il Monte Morrone continuano a rappresentare una minaccia seria per i territori circostanti. Da domenica 9 agosto, l’incendio, alimentato dal vento e dalle alte temperature, ha già interessato Roccacasale e ora minaccia Corfinio e Popoli Terme. Le operazioni di spegnimento sono in corso senza sosta, con un dispiegamento di forze senza precedenti.
Il direttore dell’Agenzia regionale della Protezione civile, Maurizio Scelli, ha richiesto l’intervento dell’Esercito per garantire la sicurezza delle persone e dei beni. “In considerazione del fatto che l’evolversi dell’incendio potrebbe comportare conseguenze per l’incolumità di persone e cose”, ha scritto al prefetto dell’Aquila Vito Cusumano. Intanto, il sindaco di Popoli Terme, Moriondo Santoro, ha chiuso la strada del centro visite del Lupo, dove è stata trasferita la centrale operativa dei vigili del fuoco.
Interventi massicci per contenere le fiamme
Sul posto sono operativi 20 volontari della Protezione civile con 8 mezzi, 15 vigili del fuoco con 7 mezzi e 12 uomini dell’Esercito. Gli alpini del nono reggimento stanno lavorando per aprire sentieri e bonificare le zone impervie. Due elicotteri della Protezione civile e due Canadair statali hanno effettuato 37 sganci per contenere l’incendio, mentre persiste l’allerta per il vento.
Il lavoro aereo è stato fondamentale per contenere le fiamme. Dalle 15.10 alle 19.30 di mercoledì, gli elicotteri della Protezione civile hanno effettuato dieci sganci, ai quali se ne sono aggiunti altri sei del Canadair. Durante la notte, un presidio di volontari della Protezione civile di Sulmona è rimasto attivo per intervenire tempestivamente in caso di ripresa del fuoco.
La paura di un nuovo Morrone bis
La situazione ricorda gli incendi che e nel 2026 devastarono il Morrone, tenendo con il fiato sospeso l’intero territorio. In quelle circostanze, la natura dolosa dei roghi era stata accertata. Per l’incendio di quest’anno, invece, al momento sembra delinearsi un’origine diversa, anche se saranno gli accertamenti dei carabinieri forestali a chiarire definitivamente le cause.
“Eviteremo assolutamente un Morrone bis”, ha assicurato Maurizio Scelli. “Abbiamo dato il massimo e messo in campo tutte le risorse a disposizione per contenere le fiamme. Basti pensare che in Italia ci sono a disposizione in tutto nove Canadair e uno lo abbiamo preso noi. La risposta è stata tempestiva ed evidente, ma teniamo la guardia alta. Basta una folata di vento per mandare tutto il lavoro a monte.”
Allerta anche a Rocca di Cambio
Intanto, nell’Aquilano torna l’allarme anche a Rocca di Cambio, dove è ripartito l’incendio che per giorni ha tenuto impegnati uomini e mezzi. Le fiamme, domate e riattivate più volte a causa del vento e delle alte temperature, hanno costretto a un nuovo intervento. Sul posto, da questa mattina, sta operando un elicottero della flotta regionale.
La situazione resta critica e richiede la massima attenzione. Le squadre da terra, composte da 21 operatori tra Protezione civile e vigili del fuoco, sono supportate dagli alpini con escavatori e mezzi per bonificare le zone impervie. I carabinieri forestali sono alla ricerca di eventuali inneschi o indizi utili per le indagini.



