Le fiamme che da giorni divorano il Morrone, tra Roccacasale, Corfinio e Popoli Terme, hanno messo in evidenza le criticità del sistema antincendio boschivo in Abruzzo. Nonostante gli sforzi di Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Forze Armate e volontari, l’incendio, iniziato il 9 agosto, continua a minacciare il territorio.
Le stime parlano di una superficie devastata compresa tra 61 e 250 ettari, ovvero tra 610.000 e 2.500.000 metri quadrati. Un patrimonio naturale di inestimabile valore, ridotto in cenere dalle fiamme. La Regione Abruzzo aveva dichiarato lo stato di grave pericolosità per gli incendi boschivi già dal 22 giugno, e dal 6 luglio era operativa la Campagna AIB. Tuttavia, il Piano regionale AIB 2026-2028, approvato poche settimane fa, sembra non essere sufficiente a garantire la sicurezza del territorio.
Le criticità del sistema antincendio
Gianfranco Giustizieri, segretario provinciale Sinistra Italiana-AVS L'Aquila, ha denunciato l’insufficienza del sistema antincendio boschivo attuale. “Se dopo oltre una settimana di incendio occorrono ancora Canadair, elicotteri, Esercito, bulldozer e fasce tagliafuoco realizzate durante l’emergenza, è legittimo chiedere quanto di ciò che oggi viene fatto sotto le fiamme avrebbe potuto essere programmato e realizzato prima dell’estate”, ha dichiarato.
Giustizieri ha sottolineato l’importanza della prevenzione e della manutenzione del territorio elementi fondamentali per ridurre il rischio di incendi incontrollabili. “Non tutti gli incendi possono essere impediti, possono però essere ridotte enormemente le possibilità che un innesco diventi un incendio incontrollabile attraverso manutenzione del territorio, gestione della vegetazione nel rispetto che si deve ad un’area protetta, viabilità e punti di accesso efficienti, vasche e punti di approvvigionamento idrico, fasce tagliafuoco nelle aree strategiche, sorveglianza nei periodi di massimo rischio e soprattutto squadre sufficienti, formate e immediatamente disponibili”, ha spiegato.
La perdita del Corpo Forestale dello Stato
Un altro punto critico evidenziato da Giustizieri è la soppressione del Corpo Forestale dello Stato nel 2016. Con la riforma, gran parte delle funzioni forestali sono state trasferite all’Arma dei Carabinieri, mentre specifiche competenze nella lotta attiva agli incendi boschivi sono passate ai Vigili del Fuoco e alla Protezione Civile. “Non si tratta di mettere in discussione la professionalità di chi oggi opera, che anzi ringraziamo, ma di riconoscere che quella riorganizzazione ha frammentato, a nostro avviso, competenze e professionalità che devono tornare a dialogare dentro una struttura stabile e specializzata”, ha affermato.
Il modello delle regioni virtuose
Giustizieri ha citato i modelli di Toscana e Piemonte come esempi virtuosi da seguire. In Toscana, i volontari antincendio boschivo vengono sottoposti a formazione specifica, verifica dell’idoneità fisica, addestramento e aggiornamento e operano integrati nell’organizzazione regionale. La Sala Operativa Unificata Permanente toscana lavora 24 ore su 24 e vede operare insieme Regione, Vigili del Fuoco e associazioni di volontariato AIB.
Anche il Piemonte ha costruito un modello analogo, con un Corpo Volontari Antincendi Boschivi inserito stabilmente nel sistema operativo regionale. Per il 2026, la Regione Piemonte ha adottato un Piano AIB 2026-2030 e mantiene una specifica convenzione con il Corpo volontari AIB.
Le proposte per l’Abruzzo
Giustizieri ha proposto alla Regione Abruzzo di creare una vera rete territoriale AIB, formare volontari civili, dotarli di dispositivi di protezione, mezzi e attrezzature, organizzare presidi nelle aree più esposte, programmare esercitazioni e attività di prevenzione durante tutto l’anno e valorizzare chi possiede conoscenze del territorio e competenze specifiche.
“Perché gli incendi saranno purtroppo una minaccia sempre più seria, anche più seria di improbabili guerre per le quali siamo disposti a spendere cifre spropositate in armi, e non possiamo permetterci di arrivare ogni estate nello stesso modo: pochi uomini a fronteggiare territori immensi, mezzi aerei richiesti quando le fiamme hanno già conquistato la montagna e cittadini costretti a guardare il fuoco dalla finestra sentendosi impotenti”, ha concluso Giustizieri.
Il Morrone non può diventare periodicamente il simbolo delle nostre incapacità. La prevenzione costa infinitamente meno della distruzione di un bosco. Bisogna cominciare adesso, non alla prossima colonna di fumo.”



