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Richiesta di pena per Claudio Croce nel processo Anno Zero

Assessore Croce respinge le accuse legate al fallimento di Anno Zero e i suoi avvocati chiedono l'assoluzione; il pm Andrea Di Giovanni ha formulato precise richieste di condanna

Richiesta di pena per Claudio Croce nel processo Anno Zero

A Pescara si rinnova la tensione politica e giudiziaria attorno alla vicenda del fallimento della società Anno Zero. Il 19 maggio 2026 il pubblico ministero Andrea Di Giovanni ha formulato in aula le richieste di pena per alcuni degli imputati coinvolti nel crac, tra cui l’attuale assessore all’Urbanistica Claudio Croce. La posizione di Croce, già al centro del dibattito cittadino, si intreccia a quella di ex amministratori e consulenti che, secondo l’accusa, avrebbero responsabilità nella gestione societaria terminata con il fallimento.

Le origini della indagine partono dal fallimento ufficializzato il 3 novembre del 2026: il curatore ha depositato un esposto che ha attivato gli approfondimenti della Guardia di Finanza e della Procura. In aula si è svolto il procedimento con rito abbreviato scelto da alcuni imputati, mentre altri nomi collegati alla vicenda saranno giudicati con rito ordinario. La combinazione di profili tecnici e ricadute politiche rende il caso particolarmente osservato dalla comunità locale.

La vicenda giudiziaria: i capi di imputazione e le richieste del pm

Secondo l’accusa, la crisi della società di marketing e pubbliche relazioni ha dato origine a ipotesi di bancarotta e a contestazioni su presunte distrazioni di risorse. Per l’assessore Claudio Croce il pm ha chiesto una pena di due anni e otto mesi; per l’ex assessore al bilancio Eugenio Seccia la richiesta è di due anni e dieci mesi, mentre per Laisa Del Ciotto la richiesta ammonta a due anni e otto mesi. Tra gli altri soggetti citati nella vicenda figurano l’imprenditore Nelco Doati e i fratelli Andrea e Vincenzo Serraiocco, che saranno processo con modalità diverse.

Il nucleo dell’inchiesta

Il procedimento trae origine dall’esposto del curatore, che ha messo a fuoco elementi ritenuti rilevanti per la ricostruzione della gestione societaria fino alla dichiarazione di fallimento. La Procura, nel ricostruire i fatti, ha esaminato conti, prelievi e il ruolo dei vari organi societari: il tema centrale è stabilire se si sia trattato di una condotta distrattiva o di scelte gestionali insufficienti a evitare il tracollo.

Le difese in aula: come rispondono gli indagati

Gli avvocati difensori hanno respinto con forza le accuse. L’avvocato Maria Croce, legale di Claudio Croce, ha sottolineato che la posizione dell’assessore riguarda la sua attività professionale come ex componente del consiglio di amministrazione e non il suo incarico politico, chiedendo l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Nel corso della difesa è stato ribadito che Croce entrò nel Cda in buona fede, valutando la società come solida, e che si dimise dopo otto mesi.

Le posizioni degli altri difensori

Anche l’avvocato Remo Pratesi, difensore di Seccia, ha evidenziato la limitata durata dell’incarico e l’assenza di elementi che colleghino il suo assistito a scelte fraudolente, invocando pertanto l’assoluzione. I legali dei fratelli Serraiocco e di altri consulenti fiscali, infine, contestano l’impianto accusatorio sostenendo che non esistono prove di prelievi in contanti o di distrazione di fondi e che alcune posizioni risultano estranee alla produzione documentale utile a configurare una bancarotta documentale.

Prospettive processuali e impatto locale

La fase successiva porterà la sentenza del rito abbreviato, con possibile emissione della decisione fissata per l’8 giugno. Il pronunciamento avrà conseguenze dirette non solo sul piano giudiziario, ma anche sul panorama politico-amministrativo cittadino: già in passato alcune dimissioni, come quella dell’assessore Pignoli legata a indagini diverse, hanno mostrato come vicende giudiziarie possano riverberarsi sull’azione dell’amministrazione comunale.

Restano molte questioni aperte sul piano delle responsabilità individuali e sulla verifica documentale: dall’analisi degli atti gli stessi difensori chiedono un chiarimento sull’impianto probatorio. La città osserva in attesa della sentenza, mentre le parti continuano a sfilare tra arringhe, richieste e repliche, consapevoli che il verdetto potrà chiarire definitivamente la catena di responsabilità legata al crac di Anno Zero.

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