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Tre bambini rimossi a Lanciano: decisione del tribunale

Tre fratelli di Lanciano sono stati tolti dalla famiglia senza preavviso; la Garante per l’infanzia vuole incontrarli e il tribunale ha confermato la loro sistemazione in casa famiglia.

Tre bambini rimossi a Lanciano: decisione del tribunale

Il 17 settembre a Lanciano si è verificata una decisione di emergenza: tre bambini, due dei quali di età inferiore a cinque anni e una di sette, sono stati allontanati dalla propria abitazione. L’intervento è avvenuto senza alcun avviso preventivo, come ha sottolineato la Garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni, che ha definito il provvedimento preoccupante. I due più piccoli sono stati prelevati direttamente a casa, mentre la sorella più grande è stata ritrovata a scuola e accompagnata nella struttura di accoglienza.

Allontanamento improvviso dei tre fratelli a Lanciano

Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha validato il provvedimento, citando nel capitolo motivazionale delle criticità igienico-sanitarie riscontrate nell’alloggio familiare. Nessuna misura di supporto preventivo era stata avviata dai servizi sociali prima dell’intervento, secondo quanto esplicitato dalla Garante. L’operazione è stata condotta con la collaborazione delle forze dell’ordine, che hanno recato i minori in una casa famiglia dove, attualmente, non possono più vedere i genitori.

Procedura d’urgenza ex art. 403 del Codice civile

Il provvedimento si fonda sull’articolo 403 del Codice civile che consente alla pubblica autorità di intervenire quando un minore è esposto a un grave pericolo per la propria incolumità psico-fisica. Tale normativa impone una serie di tempistiche rigorose: entro ventiquattro ore il provvedimento deve essere notificato al pubblico ministero, il quale dispone di settantadue ore per decidere se revocare o confermare la misura. Il tribunale, a sua volta, ha quarantotto ore per pronunciarsi e fissare l’udienza delle parti entro quindici giorni.

Tempi di risposta delle autorità

Nel caso specifico, la rapida notifica è avvenuta entro i termini previsti, ma la mancata attivazione preventiva di un percorso di sostegno ha sollevato interrogativi sulla proporzionalità dell’intervento. La legge prevede che il collocamento in una comunità familiare sia una soluzione residuale da ricorrere solo dopo aver escluso alternative meno invasive, come il supporto domiciliare.

Ruolo della Garante e osservazioni del don Patriciello

Marina Terragni ha richiesto alle autorità competenti l’autorizzazione a incontrare i tre bambini per valutare direttamente le conseguenze dell’allontanamento e avviare un dialogo con i servizi sociali locali. La Garante ha inoltre evidenziato che, «l’allontanamento è stato improvviso e senza alcun preavviso» chiedendo se “in nome del superiore interesse dei minori” non si fosse potuto evitare il trauma mediante una soluzione di sostegno alla famiglia. Parallelamente, don Maurizio Patriciello, che conosce la famiglia, ha ricordato che «la povertà non può diventare una colpa» e ha suggerito che, con gli aiuti opportuni, i bambini avrebbero potuto restare nella propria casa.

Nomina del curatore speciale e tutela dei diritti dei minori

Il provvedimento ha previsto la nomina di un curatore speciale figura obbligatoria nei procedimenti d’urgenza ex art. 403. Il curatore ascolta i bambini in base all’età e capacità di comprensione, portando al giudice le loro osservazioni e garantendo che il loro interesse concreto sia rappresentato. Inoltre, il curatore verifica che la casa famiglia rispetti gli standard di accoglienza e può richiedere ulteriori accertamenti.

La Garante per l’infanzia intende monitorare il caso, le autorità giudiziarie dovranno valutare la legittimità dell’allontanamento entro i termini previsti, e la famiglia potrà avvalersi dei percorsi di ricorso previsti dalla legge.

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