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Monte Morrone in fiamme: le segnalazioni di giugno non sono state ascoltate

Documenti ufficiali rivelano che un allarme lanciato a giugno 2026 non è stato ascoltato. Scopri cosa è successo veramente sul Monte Morrone.

Monte Morrone in fiamme: le segnalazioni di giugno non sono state ascoltate

Gli incendi che stanno devastando il Monte Morrone tra Roccacasale, Corfinio e Popoli non sono un evento improvviso. Documenti ufficiali rivelano che un allarme era stato lanciato già il 20 giugno 2026, ma le segnalazioni sono rimaste inascoltate. La situazione attuale, con le fiamme che minacciano case e strutture, potrebbe essere stata evitata con interventi tempestivi.

Il consigliere regionale Antonio Di Marco, vicepresidente della Commissione Ambiente, ha sollevato interrogativi inquietanti sulla gestione dell’emergenza. In una lettera ufficiale datata 20 giugno 2026, Giulio Mastrogiuseppe, presidente dell’Associazione Celestiniana, aveva segnalato un accumulo pericoloso di materiale secco e biomassa nel sottobosco, richiedendo interventi di pulizia e decespugliamento straordinario.

L’allarme lanciato a giugno e ignorato

La lettera di Mastrogiuseppe, in qualità di soggetto affidatario della custodia e manutenzione dell’area comprendente l’Eremo di Sant’Onofrio, il piazzale dello Chalet di Sant’Onofrio, la zona del Santuario Ercole Curino e pertinenze, descriveva una situazione di rischio imminente. La Regione Abruzzo era stata puntualmente informata attraverso il suo organismo di Protezione Civile, ma le segnalazioni non hanno sortito effetti concreti.

“L’Abruzzo sta combattendo in queste ore la sua battaglia contro l’ennesima emergenza,” ha dichiarato Di Marco. “Sul Monte Morrone si lotta contro le fiamme con l’evacuazione delle case sfiorata e i mezzi pesanti dell’Esercito in campo. Voglio ringraziare Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Esercito e Volontari che stanno dando l’anima sul Morrone, a Bisegna, Rocca di Cambio e Montereale.”

Tuttavia, Di Marco ha sottolineato che l’attività straordinaria odierna non può compensare la totale inerzia della Giunta Marsilio, che sulla carta promette “selvicoltura preventiva” ma nei fatti lascia i boschi trasformarsi in polveriere.

Le segnalazioni di urgenza ignorate

Nella lettera del 20 giugno, Mastrogiuseppe aveva segnalato due emergenze principali: una massiccia presenza di materiale vegetale secco nel sottobosco e la presenza infestante di nidi di processionaria del pino. La presenza di biomassa infiammabile rappresentava un rischio immediato di “incendio di interfaccia” che poteva minacciare direttamente l’incolumità dei turisti, l’integrità dell’Eremo di Celestino V e l’adiacente sito archeologico dei Santuario e Scavi di Ercole Curino.

L’infestazione di processionaria rappresentava una seria minaccia per la salute dei numerosi frequentatori del sito, a causa del forte potere urticante dei peli del lepidottero, altamente pericolosi per l’uomo e letali per gli animali domestici e la fauna locale. L’infestazione minava inoltre l’equilibrio e la stabilità delle alberature stesse.

Il vertice al Centro Operativo Comunale

Si è tenuta questa mattina al Centro Operativo Comunale (COC) di Popoli Terme una riunione operativa sulle emergenze legate agli incendi che stanno interessando l’area del Monte Morrone. All’incontro, presieduto dal presidente della Regione, Marco Marsilio, hanno partecipato il Sindaco di Popoli Terme, Dino Santoro, il Direttore dell’Agenzia Regionale di Protezione Civile, Maurizio Scelli, il presidente del Parco Nazionale della Majella, Lucio Zazzara, il Direttore dell’Ente Parco, Luciano Di Martino, insieme a Vigili del Fuoco, Arma dei Carabinieri ed Esercito.

“Ci troviamo di fronte a un incendio di dimensioni molto serie, favorito da una montagna impervia e da forti correnti d’aria,” ha dichiarato Marsilio. “Purtroppo, siamo di fronte a fenomeni che nella stragrande maggioranza dei casi hanno un’origine dolosa, frutto dell’azione di piromani che agiscono quasi in maniera scientifica, oltre a isolati casi di disattenzione o eventi naturali.”

Sul fronte degli interventi, la risposta integrata prevede un’azione coordinata tra cielo e terra. Gli elicotteri della Protezione Civile stanno facendo un lavoro straordinario, ma la loro azione da sola non può bastare. A complicare le operazioni è stata l’avaria che ha fermato i primi aerei inviati da Roma. D’intesa con il Capo Dipartimento Ciciliano, è stato ottenuto il ripristino immediato con l’invio di tre nuovi Canadair nazionali per rinforzare i getti dall’alto.

Marsilio ha ribadito la priorità degli interventi via terra per accedere nei punti più inaccessibili. “L’attacco aereo da solo è come buttare un bicchiere d’acqua su un camino se non si interviene con decisione sul terreno,” ha rimarcato Marsilio. “Per questo abbiamo attivato i reparti dell’Esercito, in particolare del Genio Militare da Roma, che con mezzi speciali stanno aprendo e allargando sentieri e viabilità.”

La Regione resta al fianco dei Comuni colpiti, dell’Ente Parco e di tutte le forze impegnate al COC, garantendo il massimo supporto e la tempestività necessaria per tutelare l’incolumità dei cittadini e l’ambiente.

L’intervento degli Alpini

Non si arresta l’emergenza incendi in Abruzzo, e in particolare nell’Aquilano, nel corso di questa estate caldissima. La situazione più preoccupante è a Roccacasale, dove le fiamme sono tornate a interessare il monte Morrone, nella zona compresa tra il casolare Santacroce e il Beato Mariano, minacciando il bosco e la faggeta.

Per fronteggiare il rogo, che potrebbe avvicinarsi al centro abitato, è stato disposto un rafforzamento del dispositivo di intervento, con l’impiego di mezzi aerei e squadre a terra. E, vista la gravità della situazione, è stato chiesto anche l’intervento del IX Reggimento Alpini.

A fronte della “situazione di grave emergenza”, il direttore dell’Agenzia regionale della Protezione civile, Maurizio Scelli, ha scritto al prefetto dell’Aquila, Vito Cusumano, chiedendo l’attivazione del IX Reggimento Alpini, che ha già dato “la massima disponibilità” a intervenire con mezzi e personale specializzato nelle emergenze antincendio boschivo (Aib).

L’obiettivo è “agevolare le operazioni di spegnimento e bonifica dell’area colpita”, anche considerando che l’evoluzione dell’incendio “potrebbe comportare conseguenze per l’incolumità di persone e cose”. La decisione è stata “sollecitata da tutti i membri della Soup (Sala operativa permanente) e in particolare dai vigili del Fuoco”.

L’Agenzia regionale della Protezione civile è già d’accordo con l’amministrazione militare per la ripartizione dei relativi costi. Secondo gli ultimi aggiornamenti della Protezione civile, sul posto stanno operando tre elicotteri della flotta regionale. Nel corso della mattinata sono stati inoltre attivati, in diversi momenti, tre Canadair. A terra sono impegnate sei squadre, con 21 volontari e sei mezzi.

Restano sotto osservazione anche gli altri fronti nell’Aquilano. Risulta domato l’incendio che per giorni ha tenuto con il fiato sospeso il comune montano di Rocca di Cambio, anche se la situazione, definita sotto controllo, continua a essere monitorata.

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