La Grotta Romanelli di Castro, uno dei siti archeologici più significativi del Salento, ha svelato un nuovo capitolo della sua storia. Uno studio interdisciplinare, coordinato dalla Sapienza Università di Roma, ha rivelato che la grotta fu frequentata anche in epoca medievale, un periodo molto più recente rispetto al Paleolitico, per il quale il sito era già noto.
Le analisi e le datazioni radiometriche, effettuate su resti scheletrici di tre individui – un adulto e due bambini – rinvenuti nella grotta oltre un secolo fa, hanno aperto nuove prospettive sulla vita e sulle comunità che abitarono il territorio salentino durante il Medioevo.
Le nuove datazioni e il loro significato
Le datazioni radiometriche, effettuate per la prima volta su questi resti, hanno rivelato che gli individui appartenevano a un periodo molto più recente rispetto al Paleolitico. Questo risultato obbliga a rivedere la storia del sito, considerandolo non solo un archivio del Paleolitico ma anche un luogo di frequentazione medievale.
«Le nuove datazioni ci obbligano a guardare Grotta Romanelli con occhi diversi», ha spiegato Raffaele Sardella, coordinatore delle ricerche dal 2015. «Fino ad oggi l’avevamo considerata soprattutto uno straordinario archivio del Paleolitico, ora scopriamo che la sua storia è molto più lunga e articolata».
La collaborazione multidisciplinare
Il progetto di ricerca è frutto di una collaborazione multidisciplinare che ha coinvolto diversi dipartimenti della Sapienza e altre importanti istituzioni. Tra queste, il Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, il CNR-GEO, il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Torino e il Dipartimento di Scienze della Terra “A. Desio” dell’Università degli Studi di Milano.
Un ruolo fondamentale nelle datazioni radiometriche è stato svolto dal CEDAD – Centro di Datazione e Diagnostica del Dipartimento di Matematica e Fisica “Ennio de Giorgi” dell’Università del Salento. Questa sinergia tra enti di ricerca contribuisce ad ampliare la conoscenza di un patrimonio di valore universale.
Il futuro delle ricerche
La città di Castro si dichiara orgogliosa di custodire e valorizzare un sito che appartiene alla comunità locale e, al contempo, alla storia dell’umanità. Ulteriori indagini sono attese per ricostruire questa parte ancora poco conosciuta della storia del Salento.
«I resti, scoperti nel 1900 e trasferiti a Napoli nel 1914», ha sottolineato Maria Nicolaci del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie “Charles Darwin” della Sapienza, «possono essere nuovamente interrogati grazie alle tecniche di datazione più avanzate e offrire nuove informazioni sulle popolazioni che hanno abitato il territorio».



