Durante la pandemia del 2020, la rete è diventata il strumento principale per creare legami affettivi, soprattutto per chi si trovava isolato. In questo contesto, tante persone si sono rivolte a piattaforme di messaggistica sperando di trovare compagnia e, talvolta, un futuro condiviso.
È proprio in questo scenario che Maxell Oboh quarantenne di origine nigeriana emigrato nelle Marche, ha incrociato il cammino di una sessantaseienne di Sulmona. Facendo leva su una falsa identità di “imprenditore di successo”, ha instaurato una lunga corrispondenza telefonica e testuale, trasformando gli scambi in dichiarazioni d’amore e promesse di convivere insieme.
Il corteggiamento digitale e le richieste di denaro
Con il tempo, le dolci parole hanno lasciato spazio a richieste economiche. L’uomo ha iniziato a chiedere piccoli prestiti per far passare merce alla dogana, per poi passare a somme più ingenti, sempre con la giustificazione di investimenti in appalti nigeriani. Tutte le somme venivano inviate a un conto Postpay intestato a Oboh, con la promessa di restituzione non appena la presunta convivenza fosse stata realizzata. Alla fine, la truffa ha superato i venticinquemila euro cifra confermata dalla denuncia.
Le scuse del falsificato imprenditore
Le motivazioni addotte da Oboh erano assai variopinte: dalle difficoltà nel sdoganare merci alla necessità di “catturare” opportunità di investimento in Nigeria, fino ad arrivare a improvvisi imprevisti lavorativi. Ogni scusa era accompagnata da un linguaggio affettuoso e dalla prospettiva di un futuro insieme, facendo credere alla vittima che i soldi fossero un semplice anticipo per un progetto comune.
Il procedimento giudiziario e le accuse della procura
Il caso è stato portato davanti al tribunale dove Oboh ha chiesto di patteggiare la pena per truffa. La decisione è stata rimandata a gennaio, poiché la procura ha richiesto l’aggiunta dell’aggravante di “minorata difesa della vittima”. Gli inquirenti hanno analizzato le conversazioni, i movimenti di denaro e la documentazione bancaria ottenuta dopo la denuncia, confermando l’uso di una falsa identità per ottenere profitto illecito.
Le prove esaminate dagli inquirenti
Le indagini hanno rivelato che Oboh, nonostante sostenesse di volersi trasferire in Italia, viveva già da tempo nelle Marche. Le comunicazioni mostrano chiaramente che l’uomo ha manipolato la fiducia della donna, spingendola a versare denaro sul suo conto Postpay più volte, con la costante promessa di restituzione mai mantenuta.
Il processo evidenzia come l’amore digitale possa facilmente trasformarsi in una trappola finanziaria, soprattutto quando l’autore della frode sfrutta la vulnerabilità emotiva della vittima. La vicenda, ancora in corso, rappresenta un monito per chi naviga in rete: l’affetto virtuale non deve mai essere usato come scudo per truffe economiche.



