Il Congresso Eucaristico Diocesano di Sulmona-Valva si è concluso domenica 18 ottobre con una celebrazione solenne e una processione che ha attraversato il centro cittadino fino alla Cattedrale di San Panfilo. La cerimonia di chiusura, presieduta da S.E. Mons. Edgar Peña Parra Nunzio Apostolico in Italia, ha segnato il termine di una settimana di appuntamenti che, dal 10 al 18 ottobre, hanno coinvolto comunità, istituzioni e luoghi simbolo della diocesi abruzzese.
Il vescovo di Sulmona-Valva, Mons. Michele Fusco ha guidato il saluto di benvenuto al Nunzio richiamando l’intento pastorale del congresso con la frase «Ripartire dall’altare per abitare la storia», segno della volontà di trasformare la celebrazione liturgica in azione continua sul territorio.
La celebrazione conclusiva al Palazzetto dello Sport e la processione
La Messa di chiusura si è tenuta nel Palazzetto dello Sport — trasformato per l’occasione in un’ampia aula liturgica — dove la presenza del Nunzio ha portato il saluto e la benedizione del Santo Padre, il Papa Leone XIV. Al termine della liturgia si è svolta una solenne processione eucaristica che ha fatto ritorno alla Cattedrale di San Panfilo, coinvolgendo fedeli lungo le arterie della città. Il vescovo Fusco ha sottolineato come la scelta del palazzetto volesse esprimere che la grazia non conosce chiusure e deve irrigare ogni spazio della vita sociale.
Un percorso capillare di preparazione e iniziative
Il Congresso non è stato un evento episodico: nei mesi precedenti si sono svolti incontri di preparazione e momenti di riflessione in molte comunità della diocesi, da Introdacqua a Corfinio da Popoli Terme a Castel di Sangro e Sulmona. Tra il 10 e il 18 ottobre si sono succedute iniziative rivolte a settori diversi della società civile e religiosa, con un intento chiaro di tradurre la dimensione sacramentale in impegni concreti sul territorio.
Incontri nelle carceri e nelle piazze
Tra gli appuntamenti di maggiore impatto si segnala l’incontro alla Casa di Reclusione di Sulmona promosso con il titolo «Dalla catena alla comunione: Cristo nel carcere», in cui la preghiera e la presenza pastorale hanno cercato di offrire segni di dignità e speranza. In città, le Tende della Misericordia hanno animato piazze e vicoli con adorazione e confessioni, portando il sacramento della riconciliazione anche a chi non frequenta abitualmente le chiese.
Giovani, scuola e iniziative caritative
La dimensione educativa è stata valorizzata dall’incontro con Antonia Salzano che ha offerto la testimonianza personale sul rapporto del figlio con l’Eucaristia, rivolgendosi in particolare a ragazzi e insegnanti. Sul fronte della carità, la Caritas diocesana ha promosso l’attivazione del progetto Pane Sospeso nelle parrocchie per sostenere famiglie in difficoltà, traduzione pratica del tema evangelico del congresso: «Prendete e mangiatene tutti».
Messaggi e inviti per il tempo a venire
Nel richiamare la pagina biblica del profeta Elia, il Nunzio ha ricordato la parola rivolta al profeta: «Alzati e mangia», sottolineando come l’Eucaristia sia cura per la fragilità e forza per il cammino. Il vescovo Fusco ha rilanciato l’appello a non ridurre il rito domenicale a un gesto formale ma a farne il motore di un apostolato quotidiano: invitare chi si è allontanato, accompagnare chi soffre, tradurre la mensa eucaristica in presenza concreta nella vita della comunità.
La settimana centrale del Congresso ha avuto anche visibilità nazionale con una trasmissione televisiva trasmessa l’11 ottobre, momento che ha dato risonanza alle iniziative locali. Tra le figure pastorali intervenute e i momenti di riflessione promossi, la diocesi ha cercato di costruire non solo memoria, ma un programma operativo per il prossimo anno pastorale.
La chiusura formale del 18 ottobre e l’eucarestia presieduta il 19 ottobre nella Cattedrale hanno lasciato una eredità chiara: convertire il mistero celebrato in azione quotidiana, perché la fede diventi presenza concreta nelle fatiche e nelle speranze dell’Abruzzo. Le parole di richiamo del Congresso rimangono guida per la diocesi: ripartire dall’altare per abitare la storia e farsi pane spezzato sulla strada degli uomini.



