28 ottobre 2026 ☁ 13°

GIP di Milano libera Youssef Siher, capo del gruppo 17 ottobre

La GIP di Milano annulla il carcere a Youssef Siher, accusato di istigazione ma ritenuto privo di elementi incriminanti.

GIP di Milano libera Youssef Siher, capo del gruppo 17 ottobre

Nel weekend del 17-18 ottobre 2026 la città di Milano è stata scossa da una serie di disordini che hanno provocato ingenti danni al patrimonio pubblico. In risposta a quegli avvenimenti è stato creato, su Instagram, il profilo “Movimento 17 ottobre” e, su Telegram, il canale omonimo, amministrati da un 30enne di nome Youssef Siher. Le autorità hanno avviato un’indagine, ipotizzando che il gruppo potesse aver incoraggiato atti di violenza e persino terrorismo, e hanno disposto il fermo del soggetto, custodito per quattro giorni nel carcere di San Vittore.

La decisione della GIP: ordine di scarcerazione

Il magistrato per le indagini preliminari, la GIP Tiziana Landoni, ha rifiutato la richiesta della Procura di convalidare il provvedimento di carcere. Nell’ordinanza ha evidenziato l’assenza di presupposti di pericolo di fuga e la mancanza di gravi indizi di colpevolezza per i reati contestati, quali l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Di conseguenza, il 30enne è stato rilasciato dall’internamento di San Vittore.

Assenza di elementi di istigazione

L’analisi delle comunicazioni del soggetto, effettuata a seguito dei controlli urgenti del 20 ottobre 2026, ha mostrato che i contenuti pubblicati nel gruppo Telegram e sul profilo Instagram non contenevano alcun invito diretto alla violenza. Alcune frasi, per esempio “lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove” e “Meloni dichiara guerra al futuro di questo Paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame”, sono state giudicate dalla GIP come semplici critiche aspre allo Stato e ai media, prive di riferimenti concreti a azioni illecite. La giudice ha sottolineato che tali affermazioni non rientrano nella fattispecie di istigazione a commettere reati contro l’ordine pubblico.

Il documento “Rivoluzione, istruzioni per l’uso”

Un altro elemento al centro dell’accusa era un file PDF intitolato “Rivoluzione, istruzioni per l’uso”, condiviso il 22 ottobre. La GIP ha constatato che le quattro pagine diffuse nella chat Telegram erano tratte da un documento più ampio, ma che nel materiale condiviso non comparivano indicazioni su strumenti offensivi o su come reagire a lacrimogeni. Si trattava, in sostanza, di una “guida pratica per la difesa in piazza” focalizzata sulla disobbedienza civile, senza alcuna programmazione di azioni violente. Il magistrato ha quindi ritenuto che il file non costituisse prova di istigazione a violenza.

Motivi per cui il fermo è stato annullato

Oltre alla carenza di elementi incriminanti, la GIP ha respinto l’argomento della fuga. Siher è nato in Italia, possiede documenti di identità regolari, vive a Milano con la moglie e la figlia e lavora regolarmente. Quando le autorità hanno perquisito l’abitazione di una sua amica, i genitori del 30enne gli hanno comunicato la presenza degli inquirenti, dimostrando che non c’era alcuna volontà di nascondersi. Per questi motivi, la giudice ha considerato infondato il presupposto di pericolo di fuga e ha annullato anche la convalida del fermo richiesto la settimana precedente.

Reazioni politiche

Nonostante la decisione giudiziaria, la premier ha diffuso un video in cui accusa il 30enne di aver organizzato le manifestazioni che hanno condotto alle devastazioni. Tale affermazione contrasta con le evidenze emerse durante le indagini, che indicano la creazione dei canali social avvenuta **dopo** gli scontri, non **prima**. La discrepanza ha alimentato ulteriori dibattiti sulla gestione delle proteste e sulla risposta delle istituzioni a espressioni critiche, anche se non violente.

La GIP di Milano, con l’ordinanza resa, ha dimostrato che le accuse di istigazione a delinquere e di terrorismo non trovavano riscontro nei fatti. Youssef Siher è stato quindi scarcerato, con la speranza che la vicenda possa servire da monito per una più attenta valutazione delle libertà di espressione nei contesti di protesta.

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