Nel corso dei lavori di archeologia preventiva per la realizzazione del metanodotto che collegherà Sulmona a Foligno, sono emersi due insediamenti dell’età del bronzo in zone diverse dell’Italia centrale. Il primo si trova nella frazione di Colfiorito, in provincia di Perugia, e risale a circa 3 000 anni. Il secondo, denominato Case Pente, è situato nei pressi di Sulmona, in provincia dell’Aquila, e comprende 52 capanne datate a 4 200 anni fa.
Le due scoperte hanno generato reazioni profonde perché, pur appartenendo allo stesso periodo storico, la gestione da parte di Snam è risultata nettamente differente. A Colfiorito le autorità culturali hanno concordato un intervento volto a proteggere e a valorizzare il sito, mentre a Sulmona le strutture sono state coperte dal cemento di una nuova centrale elettrica, suscitando critiche da parte di associazioni ambientaliste e di esperti di patrimonio.
Colfiorito: accordo di tutela e valorizzazione del villaggio bronzese
Durante le indagini per il metanodotto Snam Sulmona-Foligno, gli archeologi hanno rinvenuto le fondamenta di diverse capanne appartenenti a un insediamento di età del bronzo risalente a circa 3 000 anni. Il sito, situato nella frazione di Colfiorito, è stato immediatamente affidato alla Soprintendenza archeologica dell’Umbria, che ha stipulato un protocollo con Snam per garantire la conservazione e la valorizzazione dei reperti. L’accordo prevede la ricostruzione di una capanna tipica, il restauro dei reperti rinvenuti e l’allestimento di una mostra permanente, con l’obiettivo di rendere il patrimonio accessibile al pubblico e di restituire alla collettività parte della propria storia.
Sulmona: sepoltura delle 52 capanne sotto la nuova centrale
Nel territorio di Sulmona, sempre nell’ambito dei lavori per il medesimo metanodotto, gli scavi hanno emergere un insediamento più antico, datato a circa 4 200 anni e composto da 52 capanne. L’area, indicata con il nome “Case Pente”, è stata designata come luogo di costruzione di una centrale elettrica che, secondo i responsabili del progetto, non potrà essere spostata. Nonostante la Soprintendenza dell’Aquila e Teramo abbia completato le indagini archeologiche secondo le norme vigenti, i resti sono stati definitivamente coperti dal cemento della centrale, senza prevedere alcuna forma di valorizzazione sul posto.
Reazioni istituzionali e confronto internazionale
Le scelte operative a Sulmona hanno suscitato critiche da parte del Coordinamento Per il clima Fuori dal fossile, che ha rimproverato la “doppia misura” adottata da Snam. Il portavoce ha evidenziato che, se a Colfiorito le autorità culturali hanno garantito visibili benefici al territorio, a Sulmona lo stesso rispetto non è stato offerto. Alcuni osservatori hanno sottolineato come siti analoghi, come il parco archeologico di Montale in Emilia-Romagna, attirino migliaia di visitatori all’anno. Inoltre, testate internazionali specializzate hanno già riportato l’interesse per il ritrovamento di Case Pente, inserendolo in cataloghi di scoperte di rilievo.
Dibattito pubblico e prospettive future
Il contrasto tra le due modalità di gestione ha riacceso il dibattito sulle priorità tra sviluppo energetico e tutela del patrimonio culturale. La decisione di coprire le capanne di Sulmona dietro una struttura che, secondo alcuni esperti, potrebbe non rivelarsi operativa, è stata interpretata come una forma di privilegio economico a danno della memoria storica. Allo stesso tempo, le autorità regionali di Abruzzo non hanno ancora espresso una posizione chiara, mentre il sindaco di Sulmona, Luca Tirabassi, ha risposto in maniera limitata, facendo riferimento a eventuali contributi finanziari da parte di Snam. Il caso evidenzia la necessità di definire regole più trasparenti per la salvaguardia dei siti archeologici quando si sovrappongono a grandi progetti infrastrutturali.



