La gestione del caso noto come «famiglia nel bosco», che ha coinvolto genitori e tre minori residenti a Palmoli si trova ora a una svolta organizzativa. All’incarico è stato affiancato il nome di Giuseppina Tittaferrante che entrerà nel team di assistenti sociali che segue la vicenda, mentre resta aperto un procedimento disciplinare nei confronti di Veruska D’Angelo presso l’Ordine degli assistenti sociali della Regione Abruzzo.
Il procedimento disciplinare e le segnalazioni al Collegio territoriale
Il fascicolo disciplinare è stato avviato dal Collegio territoriale di disciplina dell’Ordine degli assistenti sociali della Regione Abruzzo che ha aperto la verifica preliminare sulla possibile violazione di sei articoli del codice deontologico. A originare la procedura sono state due distinte segnalazioni: una proveniente dalla presidente dell’Ordine, Francesca D’Atri e un’altra contenuta nell’esposto presentato dagli ex legali dei genitori, gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas. Il contenuto delle segnalazioni riguarda la necessità di verificare il corretto esercizio della professione e presunte carenze di imparzialità nello svolgimento dell’incarico.
Ambito delle contestazioni
Tra gli aspetti sottoposti a controllo ci sono presunti giudizi di valore sull’educazione familiare, questioni legate alla riservatezza nei rapporti con la stampa e l’eventuale mancato rispetto di norme deontologiche nei rapporti con gli assistiti. Il procedimento mira a stabilire se ci sia stata una violazione dei princìpi che impongono all’assistente sociale di non esprimere giudizi di valore basati su caratteristiche personali e di mantenere il rispetto del segreto professionale nei contatti con i media.
Audizioni, calendario e posizione della professionista
L’iter disciplinare prevede fasi istruttorie e audizioni davanti al Consiglio di disciplina. Una prima audizione è già stata svolta il 18 luglio mentre una successiva udienza è fissata per il 14 dicembre. L’avvocato difensore di Veruska D’AngeloLuca Bauccio ha sottolineato che la professionista «non è stata sostituita» e rimane formalmente assegnata all’incarico finché non intervenissero provvedimenti ufficiali; nel frattempo è stato però «implementato il team» con l’ingresso di altri professionisti, tra cui figure di psicologi, per affiancare il lavoro sul caso.
Difesa e documentazione
Secondo il legale di D’Angelo, il procedimento rappresenta un’occasione per documentare ogni passaggio: sono state presentate memorie a tutela della condotta professionale e si è potuto ricostruire la sequenza di interventi effettuati dal servizio sociale. Il difensore ha espresso fiducia nell’esito dell’istruttoria, ribadendo che il gruppo di lavoro è stato potenziato per garantire un approccio multidisciplinare alla vicenda.
Critiche professionali e ricostruzione degli eventi di novembre
All’interno del quadro delle valutazioni tecniche, lo psichiatra Tonino Cantelmi consulente del legale che assiste i genitori, ha formulato osservazioni critiche sull’operato del servizio sociale. Cantelmi ha puntato il dito su una serie di elementi: la presunta mancanza di mediazione linguistica, la scarsa conoscenza della storia familiare e la difficoltà nell’instaurare un rapporto cooperativo. In particolare, ha richiamato l’attenzione su un intervento effettuato a novembre descritto come un prelievo dei minori avvenuto in tarda serata, con uso di forze dell’ordine e numerose persone coinvolte.
Lo specialista ha inoltre criticato la limitata esplorazione di alternative alla rimozione dei bambini e la frequenza giudicata insufficiente degli incontri tra famiglia e servizi, sostenendo che l’azione intrapresa abbia avuto un impatto sproporzionato rispetto alle criticità rilevate. Pur esprimendo riserve sull’operato, Cantelmi ha voluto evitare la stigmatizzazione personale della professionista coinvolta e ha augurato a D’Angelo di poter svolgere il proprio lavoro con serenità.
Ricongiungimento e percorso di rientro
In parallelo alle questioni disciplinari, il percorso di ricongiungimento dei tre figli con i genitori procede con tappe concordate dall’autorità giudiziaria: è stata predisposta una progressione graduale che dovrebbe includere ritorni programmati a Palmoli nei fine settimana secondo le modalità stabilite dal Tribunale. L’avvocato che assiste la famiglia ha riferito di aver ricevuto convocazioni per definire le modalità operative del rientro, anche alla luce dell’implementazione del team professionale.
La vicenda coinvolge attori istituzionali e professionisti e rimane soggetta all’esito del procedimento disciplinare, alle audizioni già svolte e a quelle future: tutti elementi che continueranno a orientare le decisioni pratiche sul reinserimento dei minori e sull’organizzazione degli interventi sociali a Palmoli e nella Regione Abruzzo.



