Nel 2025, i centri antiviolenza in Abruzzo hanno registrato numeri allarmanti, segnalando un’emergenza che non accenna a diminuire. Il CAV Donatella Tellini dell’Aquila ha preso in carico 78 donne mentre il CAV di Avezzano gestito dalla Coop. Be Free ne ha accolte 68 di cui 43 italiane e 25 straniere.
L’emergenza violenza sulle donne in Abruzzo
Questi dati, resi pubblici dalla Conferenza delle Donne Democratiche dipingono un quadro drammatico della situazione. Le operatrici dei centri antiviolenza sottolineano l’importanza di questi numeri non solo per la loro quantità, ma anche per la qualità delle informazioni che forniscono. Monitorare la violenza significa rendere visibili le vite delle donne vittime di abusi affermano le portavoce Roberta Tomasi, Eva Fascetti e Daniela Senese.
Le vittime e le loro storie
Le donne prese in carico dai centri antiviolenza provengono da ogni età, nazionalità e condizione sociale. Molte di loro sono madri che cercano di sfuggire a situazioni di abuso. La violenza non risparmia nessuno, e i casi di femminicidio come quello della veterinaria Lorena Isceri sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più ampio e radicato.
Le richieste delle operatrici
Le operatrici dei centri antiviolenza chiedono un impegno concreto da parte delle istituzioni. Le leggi da sole non bastano se manca una reale volontà di applicarle afferma Daniela Senese. È necessario potenziare le tutele normative, garantire risorse adeguate e stabili ai centri antiviolenza e investire in un’educazione strutturale nelle scuole. La prevenzione è l’unico vero strumento per spezzare questa catena di sangue.
La necessità di un cambiamento culturale
Roberta Tomasi ed Eva Fascetti denunciano il clima culturale e sociale in cui maturano questi crimini. Quando noi donne decidiamo di riprenderci la nostra vita e la nostra libertà, la reazione violenta del partner o dell’ex diventa l’estremo tentativo di ristabilire un dominio mascherato da sentimento. È fondamentale contrastare il negazionismo culturale che minimizza la portata del fenomeno e rifiuta l’uso della parola femminicidio.
Le sfide dei centri antiviolenza
I centri antiviolenza operano in un costante affanno finanziario, erogando servizi di pubblica utilità e di tutela della vita. Il loro altissimo valore professionale non viene ancora adeguatamente riconosciuto né garantito. Le operatrici chiedono finanziamenti strutturali, stabili e certi, superando la precarietà dei bandi a termine. Inoltre, è necessario un coordinamento stabile ed efficace tra sanità, servizi sociali, forze dell’ordine, tribunali e centri antiviolenza per evitare la vittimizzazione secondaria.
La violenza sulle donne è un problema complesso che richiede un approccio integrato. Sradicare la violenza significa fare prevenzione culturale fin da giovani, dare autonomia economica e protezione certa a chi trova la forza di denunciare. Non un passo indietro sulla libertà e sulla vita delle donne.



