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Ricorso in appello per la famiglia nel bosco: contestato il provvedimento del Tribunale per i minorenni

La famiglia nel bosco ha presentato ricorso in appello contro il provvedimento del Tribunale per i minorenni del 30 agosto, che dispone il riavvicinamento graduale dei bambini ai genitori Nathan e Catherine, subordinato all'iscrizione alla scuola pubblica.

Ricorso in appello per la famiglia nel bosco: contestato il provvedimento del Tribunale per i minorenni

La famiglia Trevallion-Birmingham, nota come la famiglia nel bosco, ha presentato un ricorso in appello contro il provvedimento del Tribunale per i minorenni del 30 agosto. La difesa, rappresentata dall’avvocato Simone Pillon contesta il provvedimento, accusando i giudici di aver basato la loro decisione su un bias cognitivo un pregiudizio inconsapevole.

Il ricorso chiede l’immediato ricongiungimento dei bambini ai genitori Nathan e Catherine, con la possibilità di frequentare un programma di homeschooling supervisionato dal Comune di Palmoli. Inoltre, si richiede il trasferimento dei gemelli all’Istituto Castiglione Messer Marino di Palmoli, con il monitoraggio della Neuropsichiatria infantile.

Il bias cognitivo: una rappresentazione distorta della famiglia

Secondo Pillon, i giudici avrebbero costruito una rappresentazione distorta della famiglia come rigida e controllante, leggendo i fatti successivi alla luce di questa rappresentazione. La difesa distingue tra storytelling una storia già organizzata nella quale inserire i fatti, e prospettiva tridimensionale fondata sulla lettura comparata di tutte le relazioni, compresi i report della famiglia. Il Tribunale, secondo Pillon, avrebbe privilegiato la prima.

L’avvocato richiama il saggio di Giuseppe Motta, La rilevanza dei Bias cognitivi nell’attività giudiziaria per sostenere la sua tesi. La difesa contesta anche la relazione della Neuropsichiatria infantile affermando che i genitori hanno manifestato disponibilità all’iscrizione alla scuola pubblica, purché siano garantite modalità adeguate di inserimento.

La relazione ignorata: la disponibilità dei genitori alla scuola pubblica

La difesa contesta la decisione del tribunale, affermando che i genitori hanno sempre mostrato disponibilità all’iscrizione alla scuola pubblica, purché siano garantite modalità adeguate di inserimento. La Neuropsichiatria infantile ha condiviso con la famiglia che il loro intervento assicurerà la supervisione. Secondo Pillon, la decisione del tribunale è priva di riscontro e nociva, poiché polarizza posizioni sulla base di preoccupazioni infondate.

La relazione della Neuropsichiatria infantile riferisce che non sono emersi atteggiamenti di giudizio verso le nuove esperienze dei figli. La difesa conclude che i genitori sanno relazionarsi correttamente con i figli e non hanno remore circa la loro proficua relazione con i pari.

I comportamenti dei bambini: una questione di stress post-traumatico

Il tribunale ha collegato i comportamenti dei bambini all’influenza materna, richiamando episodi di enuresi o urla al distacco dalla madre, o incubi notturni. Pillon sostiene invece che questi sintomi siano indicativi di una sindrome post traumatica da stress dovuta al forzato allontanamento da casa. Le attenzioni di Catherine per i figli, come la protezione dal sole e dall’acqua, sarebbero state trasformate in eccessive preoccupazioni inculcate ai figli.

Nel reclamo, Pillon critica anche il riferimento alle comunità Amish definendolo inappropriato e da censurarsi integralmente. L’avvocato richiama il rumspringa e sostiene che il processo debba essere nemico naturale di ogni discriminazione, evitando raffronti tra culture diverse.

Infine, Pillon sottolinea che il tribunale avrebbe sottovalutato le residue capacità paterne e ragionato come se il padre dovesse separarsi dalla madre. La prospettiva del Tribunale, secondo Pillon, non è quella di restituire i figli ai propri affetti, ma di mantenerli in casa famiglia liberalizzando e ampliando le frequentazioni coi genitori.

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