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Sri Lanka: la fossa comune di Chemmani e la ricerca della verità

Nella penisola di Jaffna, la fossa comune di Chemmani nasconde resti umani di decenni fa. La Chiesa cattolica chiede verità e giustizia.

Sri Lanka: la fossa comune di Chemmani e la ricerca della verità

Nella penisola di Jaffna, a nord dello Sri Lanka, la terra di Chemmani continua a custodire segreti inquietanti. Una fossa comune, scoperta nel 1998, ha restituito alla luce resti umani che potrebbero appartenere a vittime di violenze passate. La Chiesa cattolica, attraverso la Diocesi di Jaffna, si è mobilitata per chiedere verità e giustizia, organizzando manifestazioni e sollecitando indagini internazionali.

Gli scavi, supervisionati dal tribunale di Jaffna, hanno portato alla luce 583 gruppi di ossa e scheletri, tra cui resti di bambini e neonati. Le analisi forensi, tuttavia, tardano ad arrivare, lasciando molte domande senza risposta. La fossa comune di Chemmani, la più grande dello Sri Lanka, è un luogo di sofferenza e incognite per le famiglie delle persone scomparse.

Le scoperte macabre e le domande senza risposta

Gli esperti hanno trovato scheletri con le braccia incrociate dietro la schiena e resti in posizione seduta con le mani legate. Questi dettagli suggeriscono violenze e torture, ma la verità completa è ancora lontana. Le analisi del DNA, fondamentali per identificare i resti e ricostruire i legami familiari, non sono ancora state completate.

Da quando fu scoperta, Chemmani è rimasta avvolta nel mistero. Dopo i primi scavi del 1999, durante i quali furono trovati 15 corpi, non ci furono ulteriori indagini fino al 2025, quando furono avviate tre nuove campagne di scavo. La fossa comune, tuttavia, non può essere automaticamente collegata alla guerra civile che ha devastato lo Sri Lanka dal 1983 al 2009, anche se si trova in un’area fortemente interessata dal conflitto.

Le manifestazioni della Chiesa cattolica

Lo scorso 30 luglio, padre Augustine Anthonipillai, direttore della Commissione diocesana giustizia e pace, ha guidato una processione di circa 100 persone fino agli scavi di Chemmani. La manifestazione, pacifica e improntata alla preghiera, ha chiesto che il processo di indagine sia credibile, indipendente e incentrato sulle vittime.

Al termine della manifestazione, padre Anthonipillai ha letto una lettera aperta indirizzata all’Alto commissario delle Nazioni Unite, Volker Türk, sollecitando un’indagine internazionale obiettiva, analisi forensi e del DNA super partes, e il coinvolgimento delle famiglie delle persone scomparse. La Chiesa ha anche richiesto la protezione dei testimoni e dei difensori dei diritti umani, nonché il recupero e la conservazione dei resti secondo il Protocollo Minnesota.

Il dolore delle famiglie e la ricerca della verità

Per molte famiglie, la persona scomparsa non è mai diventata semplicemente ‘morta’. Non c’è stata alcuna conferma, nessun corpo identificato, nessuna tomba, nessun funerale e nessuna risposta definitiva. Questo genera una forma peculiare di sofferenza: si vive contemporaneamente nel dolore e nell’incertezza.

Le domande che emergono sono molte: chi ha colpa per queste morti? Chi ha ordinato, permesso o insabbiato gli omicidi? Perché le indagini precedenti hanno fallito? E il Paese come può impedire che crimini del genere si ripetano? La ricerca della verità deve diventare una responsabilità morale nazionale, come spesso ripete padre Anthonipillai.

L’Ared, un’associazione che riunisce le famiglie delle persone scomparse nel nord dello Sri Lanka, ha più volte ribadito la necessità di non lasciare sole le autorità srilankesi. La verità su Chemmani è fondamentale per la giustizia e per la pace futura del Paese.

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