La bozza della legge di bilancio per il 2027 prevede la cancellazione di 4.925 insegnanti e di 2.049 unità di personale tecnico e ausiliario (ATA). Nel complesso, la riduzione ammonta a quasi 7.000 posti, una cifra che, sommata ai provvedimenti già adottati negli ultimi tre anni, porta l’intero taglio a 14.808 organici (10.585 docenti e 4.223 ATA). Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha appena comunicato che il provvedimento sarà inserito nella prossima Manovra e inviato al Parlamento per la votazione.
Le reazioni dei principali sindacati scolastici
Le organizzazioni sindacali hanno reagito con violenza verbale. Ivana Barbacci, segretaria della CISL Scuola, ha affermato che “quasi 7mila posti in meno dal 2027 sono inaccettabili” e ha chiesto al governo un immediato ripensamento, sottolineando il ruolo dell’istruzione nella riduzione delle disuguaglianze. Giuseppe D’Aprile, a capo della UIL Scuola, ha respinto la logica della denatalità, sostenendo che il calo demografico dovrebbe essere sfruttato per diminuire il numero di alunni per classe e migliorare le condizioni di lavoro.
Le critiche della Gilda Unams
Vito Carlo Castellana, coordinatore nazionale della Federazione Gilda Unams, ha definito la misura una “beffa”, evidenziando che le scuole private non subiscono alcun taglio, mentre la pubblica è ridotta per “raggranellare risorse”. Castellana ha inoltre evidenziato che, parallelamente, il bilancio prevede un innalzamento dell’aliquota Irpef da 50 a 55 mila euro – un beneficio simbolico per pochi – e che la metà della spesa sarà destinata a investimenti militari, non all’istruzione.
Gianna Fracassi, segretaria della FLC CGIL, ha denunciato “l’ostilità confermata del governo verso la scuola pubblica”, sottolineando l’incoerenza di tagliare 5.000 insegnanti e 2.000 dipendenti ATA mentre le scuole paritarie ricevono incentivi. Anche l’Anief, guidato da Marcello Pacifico, ha espresso la volontà di aderire alle iniziative di protesta, così come i sindacati dei presidi (ANP) e dei dirigenti (DirigentiScuola).
Le mobilitazioni programmate
Il calendario delle proteste è già definito. Il 20 novembre è previsto lo sciopero generale indetto dalla FLC CGIL, al quale parteciperanno anche i lavoratori aderenti alla CISL. Il 6 novembre, giorno nazionale delle RSU, la Federazione Gilda organizzerà una manifestazione di massa per chiedere emendamenti urgenti alla legge di bilancio. I sindacati hanno avvertito che, se dal governo e dal Parlamento non verrà revocata la riduzione, saranno costretti a una mobilitazione “unitaria” di tutto il personale scolastico.
Le proteste studentesche
Parallelamente, gli alunni hanno iniziato a scendere in piazza. A Ancona, una manifestazione organizzata insieme all’Unione Sindacale di Base e ai centri sociali delle Marche ha coinvolto studenti, docenti e personale ATA. Il cartello più ampio recitava “Tutti parlano di noi, nessuno parla con noi”. I giovani hanno denunciato la necessità di pagare il materiale scolastico e hanno denunciato la chiusura di alcuni istituti durante le proteste. Tommaso Serresi (liceo classico Rinaldini) ha sottolineato l’interconnessione tra il carovita e l’investimento militare, mentre Edoardo Solustri, rappresentante del liceo Mannucci, ha definito la mobilitazione “intersezionale”, legando la difesa dell’istruzione alla lotta per la pace.
Al corteo hanno partecipato anche attivisti per i diritti della Palestina, tra cui Ammad Hamadneh dell’associazione Sumud, il quale ha rimarcato che i fondi destinati alla difesa militare sottraggono risorse alla sanità e all’istruzione.
Le posizioni dell’opposizione parlamentare
Nel Senato, la senatrice del Movimento 5 Stelle Barbara Floridia ha definito i tagli “un accanimento contro la scuola pubblica”, ricordando che la riduzione totale prevista dal governo arriva a quasi 15.000 posti. Il capo gruppo del Partito Democratico, Francesco Boccia, ha evidenziato l’ironia di confermare bonus per le scuole paritarie mentre si colpiscono gli insegnanti pubblici. Angelo Bonelli (Alleanza Verdi & Sinistra) ha denunciato la diminuzione dei fondi antisismici per le strutture scolastiche, sottolineando l’assurdità di investire in armamenti mentre la sicurezza degli edifici scolastici è messa a rischio.
Il quadro complessivo mostra una contrapposizione netta: da una parte il governo spinge una riforma di risparmio che, secondo i sindacati, minaccia la qualità dell’istruzione; dall’altra, una mobilitazione crescente di docenti, ATA, studenti e partiti dell’opposizione, tutti determinati a fermare la riduzione degli organici.



