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Capitale della Cultura e piani urbanistici: come L’Aquila, Castelluccio e Bari guardano al futuro

Tre amministrazioni e comunità locali sollevano esigenze comuni: dalla proposta di un'alleanza cittadina e di una fondazione culturale a L'Aquila, alla presentazione del nuovo Piano Urbanistico Generale di Castelluccio Valmaggiore fino al percorso partecipato di Bari per una rigenerazione urbana con prospettiva di genere.

Capitale della Cultura e piani urbanistici: come L’Aquila, Castelluccio e Bari guardano al futuro

Nelle scorse ore la Giunta comunale dell’Aquila ha approvato le controdeduzioni alle 60 osservazioni e il perimetro del territorio urbanizzato mentre a Bari procede il percorso “Bari rigenera con cura” e a Castelluccio Valmaggiore si è tenuta la presentazione pubblica del nuovo Piano Urbanistico Generale. Ultimo aggiornamento: 24 giugno 2026.

Il passaggio all’Aquila è cruciale perché costituisce la base tecnica per il nuovo piano urbanistico in coerenza con gli obiettivi di rigenerazione e contenimento del consumo di suolo. Gli altri due processi, a Bari e Castelluccio, mettono al centro partecipazionegiustizia spaziale e strumenti di pianificazione, componendo un quadro nazionale in cui urbanistica e cultura dialogano con governance e monitoraggio.

L’Aquila: perimetro urbanizzato e controdeduzioni verso il nuovo piano

La Giunta ha approvato due delibere: da un lato le controdeduzioni alle 60 osservazioni presentate da cittadini, enti e operatori nell’ultima consultazione; dall’altro il perimetro definitivo del territorio urbanizzato corredato da 23 tavole che fotografano capoluogo e frazioni. L’assessore all’Urbanistica Francesco De Santis ha spiegato: “Si tratta, di fatto, di metà del lavoro dell’intero nuovo piano della città”.

Il perimetro è una fotografia tecnica di aree edificate, servizi, infrastrutture e nuclei con opere essenziali; non cambia destinazioni d’uso né regole edilizie, non è una variante e mantiene valide le previsioni vigenti. Rappresenta però il fondamento del nuovo piano, da sviluppare secondo la legge regionale 58 del 2026 su rigenerazione urbana e contenimento del consumo di suolo. “Per la prima volta dopo quasi cinquant’anni ci accingiamo ad aggiornare il Piano regolatore del 1979 ormai non più adeguato a una città profondamente trasformata, anche dalla ricostruzione post-sisma. E lo facciamo dopo aver ascoltato davvero il territorio: tutte le osservazioni pervenute sono state esaminate e hanno contribuito a definire il perimetro finale.”

Il lavoro è stato coordinato dai professori Livio Sacchi e Pierluigi Mantini con il supporto tecnico-scientifico dell’Università dell’Aquila e dell’Ufficio di Piano istituito dall’amministrazione. Il percorso proseguirà in Consiglio comunale per l’approvazione definitiva del perimetro: “Ora il percorso prosegue in Consiglio comunale, dove porteremo lo stesso perimetro per l’approvazione definitiva”, ha aggiunto De Santis. “È un passo concreto verso una pianificazione moderna, partecipata e all’altezza dell’Aquila di oggi.”

Capitale italiana della cultura 2026: governance, risorse e monitoraggio

Nel frattempo, in città resta aperto il dossier Capitale italiana della cultura 2026 con l’obiettivo di consolidare benefici oltre l’anno delle celebrazioni. Il gruppo di opposizione in Consiglio ha presentato un ordine del giorno che definisce il riconoscimento come opportunità e richiama un quadro di risorse superiori ai 15 milioni di euro tra contributi ministeriali e fondi Restart chiedendo risultati misurabili e impatti duraturi su infrastrutture e progettazione.

Il documento segnala criticità operative: assenza degli esiti del bando Restart Filone B2 per le associazioni, mancata pubblicazione del Filone C per i comuni del comprensorio e ritardi nell’avvio del progetto “L’Aquila Città Territorio”, finanziato per coinvolgere i comuni del cratere. Tra le proposte figurano una Alleanza cittadina per la Capitale della cultura in Terza Commissione, un comitato di personalità culturali, un tavolo con la Regione Abruzzo e, entro fine 2026, una Fondazione di partecipazione centrata sulla Perdonanza Celestiniana per la governance stabile.

Castelluccio Valmaggiore: il nuovo Pug e la centralità della comunità

Nella sala consiliare “Rocco Grilli” di Castelluccio Valmaggiore si è svolta la presentazione del nuovo Piano Urbanistico Generale alla presenza del sindaco, dell’esecutivo e di professionisti, tra cui esponenti dell’Ordine degli Architetti e il progettista incaricato. L’incontro ha illustrato gli assetti territoriali e le scelte di sviluppo, ponendo la programmazione urbanistica come leva per uno sviluppo sostenibile e coerente con i bisogni locali.

La partecipazione pubblica è stata indicata come elemento cardine: il Pug è stato presentato non solo come insieme di norme, ma come scelta di responsabilità per valorizzare territorio, caratteristiche e opportunità. Il dibattito ha posto l’accento su trasparenzamonitoraggio e capacità del piano di tradurre obiettivi in interventi, con particolare attenzione all’accessibilità dei servizi e alla qualità degli spazi.

Bari: “Bari rigenera con cura” e la mappatura di genere

A Bari è partito il percorso partecipato “Bari rigenera con cura” promosso dal Comune con il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze a supporto della redazione del nuovo Pug. Il progetto integra in modo stabile la prospettiva di genere nelle politiche di rigenerazione, attraverso laboratorimappature e questionari per misurare qualità dei servizi, accesso al verde e sicurezza degli spazi pubblici.

La metodologia prevede mappe di genere nei cinque Municipi, laboratori partecipativi e un Municipio pilota dove testare linee guida operative, con l’obiettivo di trasformare le esperienze dirette in indicazioni per la pianificazione. L’impostazione fa riferimento alla giustizia spaziale e all’urbanistica come pratica civile, con attenzione alla rigenerazione urbana alla sicurezza di prossimità e alla cura degli spazi, coerentemente con le priorità del nuovo piano.

Nel complesso, i tre percorsi mostrano come investimenti e programmazioni pubbliche possano diventare strumenti stabili di crescita, a condizione di una governance chiara, di monitoraggio puntuale e del coinvolgimento attivo di istituzioni, professionisti e cittadini lungo tutto il ciclo di pianificazione.

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