Al centro di un confronto istituzionale convocato a Termoli c’è la futura riorganizzazione della rete ospedaliera prevista dal Programma Operativo Sanitario 2026-2028 della Regione Molise, che contempla la soppressione del servizio di Emodinamica presso l’Ospedale San Timoteo. I sindaci dei 32 Comuni dell’Ambito territoriale del Basso Molise con l’aggiunta del Comune di Vasto hanno espresso una posizione comune e deciso di promuovere un ricorso unitario volto a tutelare l’assistenza sanitaria del territorio.
Nel corso dell’incontro si è ribadito che la decisione regionale rischia di incidere sulla capacità di risposta alle emergenze cardiologiche: in caso di infarto miocardico acuto, ogni minuto può essere decisivo. Per questo motivo le amministrazioni hanno definito la difesa dell’Emodinamica come una questione di diritto alla salute, non un privilegio locale.
Mobilitazione dei sindaci e argomentazioni tecniche contro la soppressione
La presa di posizione dei primi cittadini si fonda su valutazioni sia politiche sia tecniche. I rappresentanti locali hanno sottolineato che l’Emodinamica del San Timoteo è conforme ai criteri fissati dal D.M. 70/ la normativa che regola l’organizzazione della rete ospedaliera nazionale, e che la sua esistenza risponde ai principi di prossimitàefficienza e tempestività delle cure. Per questo motivo la soppressione viene ritenuta non solo penalizzante ma anche priva di adeguata giustificazione programmatoria.
Impatto sulla rete cardiologica del territorio
Secondo i sindaci, l’eliminazione dell’Emodinamica comporterebbe un depotenziamento dell’intero reparto di Cardiologia del San Timoteo, con una riduzione drastica della capacità di intervento nelle patologie cardiovascolari tempo-dipendenti. Il ragionamento è concreto: allontanare i pazienti da un centro di riferimento aumenta i tempi di trasporto e Per questo le amministrazioni parlano chiaro: “Non possono esistere una sanità di serie A e una sanità di serie B“.
Area d’influenza interregionale e adesione di Vasto
L’Ospedale di Termoli è stato definito un punto di riferimento sanitario per un’ampia area che supera i confini del Molise: numerosi residenti delle vicine Abruzzo e Puglia si rivolgono al presidio per la sua collocazione strategica e per la rapidità delle prestazioni. Questa vocazione interregionale è uno dei motivi che hanno portato il Comune di Vasto ad aderire all’iniziativa lanciata dai Comuni del Basso Molise.
La partecipazione di Vasto, con i suoi amministratori, segnala come la questione non sia circoscritta a un singolo ambito comunale ma riguardi una più ampia area territoriale: la possibile perdita dell’Emodinamica altererebbe l’equilibrio della rete di emergenza cardiologica a livello interregionale.
Decisione collettiva e vie di tutela
Dall’incontro è emersa la volontà dei sindaci di agire in modo compatto: promuovere ogni iniziativa utile sia in sede amministrativa sia in sede giudiziaria al fine di evitare la chiusura o la riduzione del servizio. I rappresentanti hanno sintetizzato la posizione con una formula netta: “L’Emodinamica di Termoli non è un privilegio da difendere, ma un diritto da garantire“. Questo principio orienta la strategia condivisa tra i 32 Comuni dell’ambito e il Comune di Vasto.
La linea scelta dalle amministrazioni punta a contestare il piano sanitario sul piano della legittimità tecnica e della tutela della salute pubblica: le ragioni addotte dalla Regione per la riorganizzazione legate al contenimento della spesa non possono tradursi, nei loro termini, nella soppressione di servizi essenziali che mettono a rischio la sicurezza dei cittadini.
I Comuni coinvolti hanno inoltre evidenziato che la questione ha ricadute immediate sulla dotazione e sull’organizzazione locali dell’assistenza cardiologica: oltre alla perdita del servizio specifico, la riorganizzazione prevista dal Pos 2026-2028 porterebbe a una diminuzione della capacità complessiva del reparto di Cardiologia del San Timoteo, riducendo la risposta alle emergenze.
Con il ricorso unitario i sindaci intendono fermare la decisione regionale attraverso strumenti amministrativi e giudiziari, mantenendo alta la pressione istituzionale per ribadire che la tutela della salute pubblica resta prioritaria rispetto alle logiche di risparmio che incidono sulla disponibilità di presidi salvavita.



