Nel cuore dell’Abruzzo, a Case Pente si sta consumando una battaglia tra la tutela del patrimonio storico e gli interessi industriali. Dopo tre anni di scavi il sito archeologico, ricco di testimonianze che risalgono all’età del Bronzo e all’epoca romana, è minacciato dalla costruzione della centrale Snam, finanziata con 180 milioni di fondi europei del PNRR.
Il Coordinamento Per il Clima – Fuori dal Fossile guidato da Mario Pizzola ha sollevato gravi accuse contro la Soprintendenza archeologica dell’Aquila definendo la situazione un’archeologia Frankenstein dove i resti storici sono frammentati e sacrificati per far spazio alle infrastrutture industriali.
Le accuse del Coordinamento Per il Clima – Fuori dal Fossile
Il comunicato stampa del Coordinamento denuncia la distruzione di tracce fondamentali dell’età del Bronzo, come le buche dei pali delle capanne, sepolte sotto la centrale in costruzione. Secondo Pizzola, la Soprintendenza ha autorizzato questa pratica, violando la Convenzione europea per la protezione del patrimonio archeologico che prevede la salvaguardia e lo studio dei reperti, non il loro seppellimento sotto colate di cemento.
Un esempio positivo citato nel comunicato è quello di Povegliano Veronese dove un insediamento dell’età del Bronzo di 3500 anni è stato conservato e studiato con un approccio interdisciplinare che integra geoarcheologia, chimica organica e archeobotanica. A Sulmona, invece, la Soprintendenza ha chiesto alla Snam di ‘salvare’ solo la capanna numero 45, perché in quel punto non sono previsti montaggi meccanici.
La strada romana glareata e il rovesciamento dello Stato di diritto
Un’altra grave accusa riguarda l’antica strada romana glareata anch’essa sepolta sotto la centrale con l’autorizzazione della Soprintendenza. Secondo il Coordinamento, si tratta di un rovesciamento dei principi basilari dello Stato di diritto dove lo Stato si adegua alle esigenze della Snam invece di imporre il rispetto delle norme di tutela dei beni culturali.
La delocalizzazione della centrale, che avrebbe potuto salvare il patrimonio archeologico, è stata esclusa per evitare la perdita dei 180 milioni di fondi europei legati al PNRR. Questo ha portato al sacrificio dell’interesse generale sull’altare del profitto della multinazionale del gas, senza che nessun organo di controllo abbia fatto valere i suoi poteri.
L’archeologia Frankenstein e il futuro di Case Pente
Secondo il Coordinamento, quello che resterà di Case Pente è una sorta di archeologia Frankenstein dove oltre il 90 per cento dell’area sarà occupato dai tubi e dagli impianti della centrale. Solo una piccola parte ospiterà i resti murari della villa romana e dell’impianto termale, che hanno avuto la fortuna di trovarsi ai margini del mega cantiere.
Questo risultato, definito isole di archeologia residuale è in netto contrasto con la possibilità di creare un grande parco archeologico che avrebbe potuto valorizzare la storia e la cultura del territorio, diventando una risorsa economica importante. Il Coordinamento attribuisce la responsabilità di questa scelta alla Soprintendenza archeologica dell’Aquila e a una classe politico-amministrativa incapace di tutelare gli interessi e i diritti fondamentali del territorio.
La battaglia per la tutela di Case Pente continua, con la speranza che il patrimonio storico non venga definitivamente sacrificato per interessi industriali.



