Questa mattina l’avvocata che assiste la donna che ospitò nella propria casa di Formia due sorelle di 12 e 16 anni ha tracciato un quadro personale e umano della sua cliente: «è molto stanca e provata per tutta la vicenda in cui si è trovata coinvolta». Le ragazze erano scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena e per un periodo furono accolte nell’appartamento della signora, evento che ha poi attirato l’attenzione dei media.
Nel raccontare le condizioni della sua assistita, l’avvocata ha sottolineato che la donna aveva pochi rapporti con la famiglia delle ragazze e che non conosceva i dettagli pregresse della vicenda. «Oggi è il primo giorno in cui il suo appartamento è tornato vuoto», ha aggiunto, evidenziando il ritorno alla quotidianità dopo un periodo di forte esposizione pubblica.
Le dichiarazioni dell’avvocata e l’intenzione di chiarire i fatti
L’avvocata ha descritto la reazione emotiva della sua assistita usando parole di affetto e protezione professionale: «questa vicenda suscita in me un sentimento di tenerezza», ha detto, spiegando che la donna, di età avanzata, solo ora sta comprendendo pienamente elementi della situazione che in precedenza le erano sfuggiti. Si tratta di un ritratto che mette al centro la vulnerabilità personale più che l’aspetto giudiziario della vicenda.
Sul piano processuale, la difesa ha reso noto che si attende la notifica per l’interrogatorio di garanzia al quale la signora risponderà: «Attendiamo l’interrogatorio di garanzia», ha precisato l’avvocata, sottolineando che non è ancora stata ricevuta la comunicazione ufficiale. In ogni caso, è stata chiarita una scelta precisa sul comportamento da tenere davanti al magistrato.
La volontà di raccontare la propria versione
La signora ha deciso di non avvalersi della facoltà di non rispondere: «Non ci avvarremo della facoltà di non rispondere: la signora vuole raccontare la propria versione dei fatti e spiegare come sono andate le cose», ha riferito la legale.
Rapporti con la famiglia e aspetti pratici
La difesa ha anche comunicato che, dopo gli eventi, la sua assistita non ha più avuto contatti con la famiglia D’Acunto: «non ha più ricevuto telefonate né contatti con la famiglia D’Acunto», è il dato riportato dall’avvocata. Questo elemento evidenzia come, al momento, i legami tra la donna e la famiglia delle minori siano interrotti, lasciando spazio a una gestione autonoma della situazione da parte della signora e del suo legale.
L’accoglienza delle due sorelle, una di 12 anni e l’altra di 16 anni, aveva suscitato attenzione proprio per l’età delle minori e per il fatto che provenivano da una struttura di accoglienza. L’episodio ha quindi intrecciato aspetti umanitari e legali, con la necessità di chiarire ruoli, responsabilità e intenzioni in sede giudiziaria. Nel frattempo, l’abitazione di Formia è tornata al suo stato normale, elemento che la difesa ha sottolineato come segno della fine di una fase drammatica.
Impatto mediatico e percezione pubblica
L’avvocata ha infine ricordato come la sua assistita sia rimasta colpita dall’esposizione mediatica della vicenda, un fattore che ha inciso sul vissuto emotivo di una donna che non aveva contezza di tutti i retroscena. L’attenzione pubblica, secondo la difesa, ha complicato la situazione personale della signora, contribuendo alla sensazione di stanchezza e all’effetto di sorpresa nel ritrovarsi al centro di una storia più ampia di quanto immaginato in precedenza.
Resta ora da attendere l’avvio formale della fase cautelare con l’interrogatorio di garanzia per conoscere la versione ufficiale che la signora intende fornire alle autorità e come questa si inserirà nel quadro investigativo complessivo.



