Una donna di 83 anni residente nella Val Vibrata provincia di Teramo ha beneficiato di una procedura cardiaca mininvasiva che ha cambiato il suo decorso clinico. Colpita da uno scompenso cardiaco congestizio aggravato da una severa insufficienza della valvola tricuspide la paziente non era idonea a un intervento a cuore aperto. La complessità della situazione clinica, con edemi, problemi epatici e marcata astenia, rendeva necessaria un’alternativa terapeutica che limitasse il rischio anestesiologico e chirurgico.
L’operazione, realizzata presso l’Ospedale Mazzini di Teramo rientra tra le procedure di punta della cardiologia interventistica locale. L’equipe di Emodinamica ha superato barriere che fino a ora hanno escluso circa il 30% dei pazienti dalle soluzioni mininvasive tradizionali, impiantando con successo una protesi valvolare biologica per via percutanea. Il risultato clinico è stato evidente già nelle prime ore successive all’intervento, con un rapido miglioramento delle condizioni generali della paziente.
Dettagli tecnici della procedura eseguita al Mazzini
La tecnica utilizzata si è basata sull’accesso transvenoso tramite vena femorale: un catetere ha trasportato la protesi fino alla posizione della tricuspide dove è stata rilasciata grazie a un sistema di rilascio guidato. L’intervento è durato circa due ore e ha fatto ampio uso di supporti di imaging: tecnologie radiologiche combinate con l’ecocardiografia hanno permesso un posizionamento preciso e una valutazione dinamica in tempo reale. L’approccio percutaneo evita la sternotomia e riduce significativamente i tempi di ospedalizzazione e il rischio di complicanze associate alla chirurgia tradizionale.
Ruoli e professionalità coinvolte
L’intervento è stato condotto dall’equipe guidata da Franco De Remigis con la collaborazione di Gianluca Tomassoni e Francesco Paparoni. L’attività ecocardiografica è stata diretta dall’ecocardiografista Mario De Rosa mentre la gestione anestesiologica è stata assicurata da Marco Cargoni e Stefano De Carlo. La sinergia multidisciplinare ha permesso di affrontare una procedura complessa con precisione tecnica e controllo perioperatorio, dimostrando l’importanza del lavoro d’équipe in interventistica strutturale.
Esito clinico e rilievo istituzionale
La paziente è stata trasferita in reparto sveglia e collaborante; già la mattina seguente risultava in grado di alzarsi e muoversi, e la dimissione è avvenuta dopo pochi giorni. Questi risultati sottolineano l’efficacia delle tecniche percutanee nel migliorare il decorso postoperatorio rispetto alla chirurgia aperta in soggetti ad alto rischio. Il direttore generale dell’AslMaurizio Di Giosia ha commentato l’intervento definendolo “un esempio concreto di come l’innovazione porti benefici diretti sulla vita delle persone“, richiamando il ruolo pionieristico della cardiologia teramana nelle terapie interventistiche strutturali.
Questo caso rappresenta non solo un successo clinico per il singolo paziente, ma anche un’indicazione della possibilità di estendere opzioni terapeutiche a categorie precedentemente escluse da trattamenti mininvasivi. L’esperienza accumulata dall’equipe dell’Ospedale Mazzini di Teramo può contribuire a definire protocolli e criteri di selezione per pazienti con insufficienza tricuspidale severa che non sono candidabili alla chirurgia tradizionale.
La procedura e il rapido recupero della paziente evidenziano come l’integrazione di competenze cliniche, tecnologie di imaging avanzate e dispositivi valvolari innovativi possa tradursi in miglioramenti tangibili della qualità di vita. Rimane centrale, per il futuro, la raccolta di dati clinici e il confronto tra centri per consolidare l’efficacia e la sicurezza di tali approcci in popolazioni più ampie.



