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Rinnovabili in Abruzzo: la legge bocciata dai ministeri e lo scontro tra Lobene e Quaglieri

In Abruzzo, la gestione delle energie rinnovabili ha scatenato un violento scontro politico. La legge regionale bocciata dai ministeri e le accuse tra Lobene e Quaglieri mettono in luce tensioni profonde.

Rinnovabili in Abruzzo: la legge bocciata dai ministeri e lo scontro tra Lobene e Quaglieri

In un caldo lunedì di luglio, la politica abruzzese ha vissuto un giorno di tensione, con uno scontro che ha scosso i palazzi del potere regionale. Al centro della disputa, la legge sulle aree idonee per l’installazione di centrali fotovoltaiche ed eoliche un tema che ha diviso il centrodestra e sollevato interrogativi su interessi e competenze.

La vicenda ha avuto il suo momento culminante durante una conferenza stampa di Confagricoltura dove Fabrizio Lobene, presidente di Confagricoltura L’Aquila, ha presentato documenti ministeriali e delibere, puntando il dito contro Mario Quaglieri, assessore al Bilancio della Regione Abruzzo e noto per i suoi quasi 12.000 voti ottenuti nel 2026 con Fratelli d’Italia.

La legge regionale bocciata dai ministeri

La storia inizia il 21 giugno 2026, quando il Governo emana un decreto ministeriale che obbliga le Regioni a individuare entro sei mesi le aree idonee per gli impianti di energia rinnovabile. L’obiettivo è nobile: evitare la colonizzazione selvaggia delle campagne da parte delle multinazionali dell’energia.

Il 25, la Regione Abruzzo approva la legge regionale n° 8, che Quaglieri rivendica con orgoglio: “Siamo i primi in Italia a dare certezze!” Tuttavia, il 7 maggio del 2026, quella stessa legge si rivela così fragile da dover essere riscritta. Nasce così la legge regionale n° 9, che stabilisce divieti durissimi per proteggere le aree agricole di pregio, come il Fucino, l’orto d’Italia.

Ma fra giugno e luglio di quest’anno, la legge viene bocciata dai ministeri dell’Ambiente (MASE), della Cultura (MIC) e dell’Agricoltura (MASAF). I tecnici romani rilevano vizi gravi: la legge abruzzese invaderebbe le competenze dello Stato, violando l’articolo 117 della Costituzione, e non prevederebbe il limite del 3% di consumo massimo del suolo agricolo (SAU) su base comunale.

Le conseguenze della bocciatura

Per evitare che il Governo impugni formalmente la legge davanti alla Corte Costituzionale, il governatore Marco Marsilio è costretto a firmare una lettera d’impegno, promettendo di riscrivere i punti più caldi della legge prima che scada il termine per il ricorso.

Le conseguenze di questa instabilità normativa sono gravi. Per le imprese agricole, significa non sapere se i terreni confinanti ospiteranno filari di carote o distese di pannelli fotovoltaici, compromettendo le certificazioni di qualità dei loro prodotti. Per le imprese dell’energia, significa il blocco totale delle autorizzazioni, con mesi di ritardi che paralizzano i cantieri e congelano posti di lavoro e investimenti sul territorio.

Accuse incrociate e interrogativi politici

Lo scontro tra Lobene e Quaglieri ha superato abbondantemente il perimetro del confronto politico, entrando in un terreno molto scivoloso. Quaglieri aveva già attaccato a mezzo stampa l’associazione, accusandola di ipocrisia: “È la stessa associazione che ha ottenuto nomine importanti da questo governo di centrodestra e che ora fa sceneggiate.”

La replica di Lobene è stata un vero e proprio missile terra-aria: “Quali sono le nomine importanti? Dica quali! La nostra rappresentatività viene dai soci. Ma probabilmente questa cosa delle nomine interessa più la sua persona, perché probabilmente ha goduto di qualche favore da parte di questa organizzazione. Dico qualche, e mi fermo qui.”

Queste accuse hanno sollevato interrogativi su possibili scambi di favori tra nomine pubbliche e appoggio elettorale o leggi scritte “su misura”. L’ex consigliere regionale Maurizio Di Nicola ha rilanciato sui social queste domande, chiedendo trasparenza immediata.

Non è la prima volta che la Regione Abruzzo scivola sulla buccia di banana delle rinnovabili. Già nel 2026, la Corte Costituzionale con la sentenza n° 27 aveva bocciato la moratoria selvaggia decisa dalla giunta regionale. Eppure, la storia si ripete.

Ora, ai cittadini abruzzesi non resta che aspettare risposte chiare su tre questioni fondamentali: perché si è preferito rischiare il blocco totale delle autorizzazioni con una legge difforme dalle linee guida statali, quali sono le “nomine” e i “favori” a cui fanno riferimento Lobene e Quaglieri, e chi pagherà il conto dell’instabilità normativa che rischia di allontanare gli investimenti puliti dall’Abruzzo.

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