Il carcere di Sulmona sta vivendo giorni di emergenza a causa delle temperature estreme e delle docce non funzionanti nel nuovo padiglione. La situazione, descritta come critica da Mauro Nardella, segretario nazionale del Cnpp-Spp, sta mettendo a dura prova sia i detenuti che il personale.
Le strutture carcerarie, costruite con ferro e cemento amplificano gli effetti del caldo, trasformando le celle in veri e propri forni. Nonostante non ci siano ancora notizie di malori, lo stress termico sta rendendo la vita all’interno del penitenziario di via Lamaccio particolarmente difficile.
Docce guaste e impianti fotovoltaici inutilizzati
Da circa 20 giorni il nuovo padiglione del carcere di Sulmona è afflitto da docce non funzionanti e da un impianto fotovoltaico che, a quanto pare, non è mai entrato in funzione. Questo problema sta costringendo il personale a gestire gli spostamenti dei detenuti verso altri reparti per consentire loro di lavarsi, con un notevole dispendio operativo.
La doccia oltre a offrire un momento di ristoro dal caldo, è fondamentale per garantire igiene e salubrità in un contesto di promiscuità forzata. Mauro Nardella sottolinea come il personale stia facendo il possibile per gestire la situazione, ma le condizioni ambientali sono diventate insopportabili.
L’appello di Nardella alla politica e agli organi competenti
Nardella ha espresso vicinanza al personale e alla Direzione del carcere, riconoscendo i loro sforzi per mitigare la situazione. Tuttavia, ha lanciato un appello alla politica e agli uffici dipartimentali affinché intervengano prontamente per risolvere il problema.
“Siamo disponibili per sostenerli in qualsiasi cosa ritengano sia necessario fare pur di dirimere e presto la questione“, ha dichiarato Nardella. Il segretario nazionale del Cnpp-Spp ha inoltre invocato l’intervento degli organi deputati alle emergenze sottolineando che quello che chiediamo altro non è che si eviti che qualcuno ne possa rispondere e non solo dal punto di vista sanitario.
La situazione nel carcere di Sulmona è diventata un campo di prova per la gestione delle emergenze climatiche in ambienti chiusi e sovraffollati. La speranza è che gli interventi necessari arrivino presto prima che la situazione peggiori ulteriormente.



