23 Settembre 2026 ☀ 13°

Valle Roveto: infrastrutture crollate e giovani in fuga

Valle Roveto, con i suoi 16 mila abitanti, lotta contro l'abbandono delle infrastrutture. Scopri le criticità che stanno spingendo i giovani ad andarsene.

Valle Roveto: infrastrutture crollate e giovani in fuga

Valle Roveto, un territorio di straordinaria bellezza ma anche di grandi contraddizioni, si trova ad affrontare una crisi infrastrutturale che sembra non trovare soluzione. Tra blackout, viabilità pericolosa e perdite idriche, i cittadini vivono quotidianamente situazioni di disagio che mettono a dura prova la loro qualità della vita.

Blackout e connettività: un problema quotidiano

La connettività è diventata un bisogno essenziale, ma nella Valle Roveto è spesso un lusso. Basta poco per far piombare l’intera valle nell’oscurità digitale. Telefoni muti, internet assente, farmacie impossibilitate a richiedere farmaci online, POS che rifiutano le carte nei negozi e aziende costrette a fermarsi. Il danno economico è stimato in quasi mezzo milione di euro al giorno, mentre le compagnie telefoniche restano silenti e distanti.

Viabilità e dissesto idrogeologico: una sfida costante

La viabilità nella Valle Roveto è un altro grande problema. Frane e asfalto ammalorato rendono le strade pericolose e spesso impraticabili. La SR 82, una direttrice vitale per la valle, è rimasta chiusa per anni a causa di una frana. La SP 63, Simbruina, è in condizioni ancora peggiori. I cantieri mai iniziati nella galleria del Salviano sono un monumento all’inconcludenza amministrativa.

L’acqua: una risorsa preziosa sprecata

La Valle Roveto è ricca di sorgenti, ma l’acqua è una risorsa che viene sprecata. La rete idrica perde oltre il 60% dell’acqua lungo il tragitto. Più della metà della risorsa potabile viene inghiottita dal terreno prima di raggiungere le case, mentre i cittadini pagano bollette salate per un servizio a singhiozzo. Le amministrazioni comunali sono costrette a emettere ordinanze per esortare la popolazione a fare un uso morigerato dell’acqua, soprattutto in estate.

La situazione è critica e i giovani non fuggono per caso. Fuggono perché sanno di non poter aprire un’attività o lavorare in smart working senza la paura di restare senza linea internet per giorni. Fuggono perché chi fa impresa non può contare sull’affidabilità dei servizi e dei supporti infrastrutturali. Fuggono perché non è possibile programmare il futuro in un posto dove mancano i servizi minimi di civiltà.

La lotta allo spopolamento si è tradotta in una sequela di contributi a pioggia, cartelloni pubblicitari e passerelle elettorali. Di sicuro non si attira il turismo né si incentivano le famiglie a restare a vivere in Valle se mancano le infrastrutture di base: un tubo dell’acqua che non perda, una strada asfaltata e sicura, un sistema di trasporto pubblico efficiente, scuole moderne e una connessione internet che funzioni sempre.

Prima di organizzare il prossimo convegno sulla digitalizzazione dei borghi i sindaci, la provincia e la Regione dovrebbero provare ad amministrare pensando alle prossime generazioni piuttosto che alle prossime elezioni. Pretendano, dai gestori telefonici, infrastrutture ridondanti e penali milionarie per i blackout; pretendano dal CAM un piano straordinario di sostituzione delle tubature idriche invece delle solite pezze d’emergenza. E poi la viabilità, non diventi un terreno di scontro per lotte di retroguardia. I diritti minimi di sicurezza sulle strade non sono privilegi da concedere in base alle convenienze del momento.

Fino a quando la politica continuerà a produrre parole e la Valle Roveto continuerà a stare senza acqua, senza strade e senza rete, non si parli di sviluppo: si parli, con onestà, di abbandono di Stato.

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