Valle Roveto, un territorio di straordinaria bellezza ma anche di grandi contraddizioni, si trova ad affrontare una crisi infrastrutturale che sembra non trovare soluzione. Tra blackout, viabilità pericolosa e perdite idriche, i cittadini vivono quotidianamente situazioni di disagio che mettono a dura prova la loro qualità della vita.
Blackout e connettività: un problema quotidiano
La connettività è diventata un bisogno essenziale, ma nella Valle Roveto è spesso un lusso. Basta poco per far piombare l’intera valle nell’oscurità digitale. Telefoni muti, internet assente, farmacie impossibilitate a richiedere farmaci online, POS che rifiutano le carte nei negozi e aziende costrette a fermarsi. Il danno economico è stimato in quasi mezzo milione di euro al giorno, mentre le compagnie telefoniche restano silenti e distanti.
Viabilità e dissesto idrogeologico: una sfida costante
La viabilità nella Valle Roveto è un altro grande problema. Frane e asfalto ammalorato rendono le strade pericolose e spesso impraticabili. La SR 82, una direttrice vitale per la valle, è rimasta chiusa per anni a causa di una frana. La SP 63, Simbruina, è in condizioni ancora peggiori. I cantieri mai iniziati nella galleria del Salviano sono un monumento all’inconcludenza amministrativa.
L’acqua: una risorsa preziosa sprecata
La Valle Roveto è ricca di sorgenti, ma l’acqua è una risorsa che viene sprecata. La rete idrica perde oltre il 60% dell’acqua lungo il tragitto. Più della metà della risorsa potabile viene inghiottita dal terreno prima di raggiungere le case, mentre i cittadini pagano bollette salate per un servizio a singhiozzo. Le amministrazioni comunali sono costrette a emettere ordinanze per esortare la popolazione a fare un uso morigerato dell’acqua, soprattutto in estate.
La situazione è critica e i giovani non fuggono per caso. Fuggono perché sanno di non poter aprire un’attività o lavorare in smart working senza la paura di restare senza linea internet per giorni. Fuggono perché chi fa impresa non può contare sull’affidabilità dei servizi e dei supporti infrastrutturali. Fuggono perché non è possibile programmare il futuro in un posto dove mancano i servizi minimi di civiltà.
La lotta allo spopolamento si è tradotta in una sequela di contributi a pioggia, cartelloni pubblicitari e passerelle elettorali. Di sicuro non si attira il turismo né si incentivano le famiglie a restare a vivere in Valle se mancano le infrastrutture di base: un tubo dell’acqua che non perda, una strada asfaltata e sicura, un sistema di trasporto pubblico efficiente, scuole moderne e una connessione internet che funzioni sempre.
Prima di organizzare il prossimo convegno sulla digitalizzazione dei borghi i sindaci, la provincia e la Regione dovrebbero provare ad amministrare pensando alle prossime generazioni piuttosto che alle prossime elezioni. Pretendano, dai gestori telefonici, infrastrutture ridondanti e penali milionarie per i blackout; pretendano dal CAM un piano straordinario di sostituzione delle tubature idriche invece delle solite pezze d’emergenza. E poi la viabilità, non diventi un terreno di scontro per lotte di retroguardia. I diritti minimi di sicurezza sulle strade non sono privilegi da concedere in base alle convenienze del momento.
Fino a quando la politica continuerà a produrre parole e la Valle Roveto continuerà a stare senza acqua, senza strade e senza rete, non si parli di sviluppo: si parli, con onestà, di abbandono di Stato.



