L’Abruzzo si trova ad affrontare una crisi senza precedenti legata alla desertificazione bancaria. Secondo un’indagine recente, la regione occupa il quinto posto in Italia per numero di comuni privi di sportelli bancari, con un impatto significativo su cittadini e imprese.
La situazione è particolarmente critica per le piccole e medie imprese che si trovano a dover affrontare difficoltà crescenti nell’accesso ai servizi finanziari di base. La chiusura degli sportelli bancari non solo complica la vita quotidiana dei cittadini, ma mette anche a rischio la competitività economica del territorio.
L’Aquila in testa alla classifica dei comuni senza sportelli
Tra le province abruzzesi, l’Aquilano è quella più colpita, con ben 80 comuni senza sportelli bancari. Questo significa che 59.629 residenti e quasi 4mila imprese (3.996) sono costretti a spostarsi per accedere ai servizi finanziari. La provincia di Chieti segue a ruota con 68 comuni coinvolti, mentre Pescara ne conta 22 e Teramo 17.
In totale, sono 163.769 cittadini e 11.085 imprese (per un totale di 31.787 addetti) a vivere in territori privi di sportelli bancari. Questo fenomeno ha un impatto diretto sulla qualità della vita e sulla sostenibilità economica delle comunità locali.
Le cause della desertificazione bancaria
La progressiva sparizione degli sportelli bancari è legata a diversi fattori. In Abruzzo, la situazione è aggravata dalla perdita degli istituti di credito locali assorbiti nei grandi gruppi nazionali, e dalla crescente digitalizzazione dei servizi bancari.
Il presidente e il direttore di CNA AbruzzoBarnardo Sofia e Silvio Calice sottolineano che la digitalizzazione rappresenta un’opportunità, ma non può trasformarsi in un ritiro indiscriminato dai territori. Per le piccole imprese, il rapporto con la banca non si esaurisce in un’applicazione o in una procedura automatizzata. Servono interlocutori capaci di conoscere l’azienda, valutarne i progetti e accompagnarne gli investimenti.
L’impatto della digitalizzazione
La chiusura delle filiali bancarie non solo priva i cittadini e le imprese di un punto di riferimento territoriale, ma li costringe a fare affidamento su servizi digitali che non sempre sono in grado di rispondere alle loro esigenze specifiche. Questo fenomeno è particolarmente preoccupante per le aree rurali e per le piccole comunità dove l’accesso ai servizi finanziari è già limitato.
Il trend nazionale: 11mila sportelli in meno in dieci anni
Il problema della desertificazione bancaria non riguarda solo l’Abruzzo, ma l’intero paese. Tra il 2015 e il 2026 l’Italia ha perso oltre un terzo degli sportelli bancari, passando da 30.258 a circa 19.140 filiali. Questo rappresenta una contrazione del 36,7%.
La popolazione residente in comuni privi di filiali è più che raddoppiata: da 2,26 milioni (3,8% della popolazione italiana) a 4,84 milioni (8,2%). In dieci anni, il numero di cittadini coinvolti è aumentato di quasi 2,6 milioni con evidenti ripercussioni sulla coesione sociale e sulla sostenibilità economica dei territori più periferici.



