Un’indagine della squadra mobile di L’Aquila ha portato alla luce un giro di prostituzione organizzato all’interno di un appartamento del capoluogo abruzzese. Le attività illecite, che coinvolgevano donne cinesi, sono state scoperte grazie a un’attenta ricostruzione dei rapporti tra le persone coinvolte e delle modalità di gestione dei clienti.
L’inchiesta, iniziata nel 2026, ha preso una svolta significativa nei giorni scorsi quando una delle donne coinvolte è stata rintracciata nuovamente in città e raggiunta da un provvedimento cautelare. La cittadina cinese è stata individuata il 10 agosto mentre si trovava a bordo di un’auto che percorreva via Mausonia, proprio nella zona dove si trova l’abitazione finita al centro degli accertamenti.
Le Scoperte della Squadra Mobile
Accompagnata negli uffici della Questura, alla donna è stata notificata l’ordinanza con la quale il Gip del tribunale di L’Aquila aveva disposto il divieto di dimora nel territorio comunale e provinciale del capoluogo. Questo provvedimento rappresenta uno degli sviluppi dell’indagine condotta dalla Mobile sul presunto giro di prostituzione organizzato all’interno dell’appartamento.
I primi accertamenti risalgono all’estate del 2026, quando la polizia aveva verificato che nell’immobile veniva esercitata attività di prostituzione. Da quel momento, gli investigatori hanno iniziato a ricostruire i rapporti tra le persone che gravitavano intorno all’abitazione, i contratti di locazione, i pagamenti e soprattutto le modalità con le quali le donne arrivavano a L’Aquila e venivano messe in contatto con i clienti.
Il Ruolo dell’Uomo di Nazionalità Cinese
Una delle piste ha riguardato un uomo di nazionalità cinese al quale risultava intestato il contratto di affitto. L’uomo risultava intestatario di numerosi contratti di locazione di immobili distribuiti in diverse città italiane, oltre ad avere ricoperto ruoli in varie attività commerciali. Questo elemento ha portato gli agenti a ipotizzare che quanto scoperto a L’Aquila potesse andare ben oltre il singolo episodio isolato.
Il Controllo di Dicembre 2026
È però soprattutto il controllo effettuato nel dicembre 2026 a consentire agli agenti di delineare il funzionamento dell’attività. Nell’appartamento sono state trovate due donne cinesi e materiale ritenuto compatibile con l’esercizio della prostituzione: numerosi preservativi, prodotti per l’igiene e indumenti utilizzati per gli incontri. Le due donne sono state accompagnate in questura e ascoltate con l’assistenza di un interprete.
Dalle dichiarazioni raccolte è emerso un sistema nel quale i contatti con i clienti non sarebbero stati gestiti direttamente dalle donne presenti nell’appartamento. A occuparsene sarebbe stata un’altra persona, che attraverso una piattaforma di messaggistica concordava tipo di prestazione e prezzo e successivamente avvisava le donne dell’imminente arrivo del cliente. Secondo una delle testimonianze, gli incassi delle prestazioni venivano poi consegnati ogni sera a un uomo che raggiungeva l’abitazione per ritirarli.
L’Ipotesi di un’Organizzazione Più Ampia
Elementi, questi, che hanno spinto la Squadra Mobile a tratteggiare, nelle informative trasmesse alla Procura, l’ipotesi di un’organizzazione più ampia rispetto al singolo appartamento aquilano, potenzialmente collegata ad altri immobili presi in locazione in varie parti d’Italia e alla movimentazione di donne cinesi da una città all’altra.
Il Gip ha ritenuto che, per alcune delle persone finite nell’indagine, gli elementi raccolti non fossero sufficienti a sostenere, allo stato degli atti, un pieno coinvolgimento nell’attività di favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione. È il caso, tra gli altri, di un uomo italiano che aveva effettuato alcuni pagamenti relativi all’affitto dell’appartamento. Secondo il giudice, in assenza di ulteriori elementi sulla natura dei rapporti con le donne, quelle condotte potevano anche essere interpretate come forme di aiuto personale e non necessariamente come contributo consapevole all’esercizio della prostituzione.
Diversa, invece, la posizione della donna raggiunta dal divieto di dimora. Nei suoi confronti il giudice ha ravvisato elementi sufficienti, in fase cautelare, per ritenere concreto e attuale il rischio di reiterazione di condotte analoghe, disponendone l’allontanamento da L’Aquila e dalla provincia.



