Il Vietnam ha avviato una campagna senza precedenti per identificare i resti di oltre 175.000 soldati caduti durante i conflitti passati. Lanciata il 15 marzo 2026, l’iniziativa di 500 giorni vede coinvolti l’esercito, la polizia e la comunità scientifica in una corsa contro il tempo per restituire un’identità ai martiri senza nome.
La Vice Prima Ministra Phạm Thị Thanh Trà ha descritto l’iniziativa come una responsabilità storica e un omaggio a coloro che hanno sacrificato la vita per la nazione. Con l’avanzare dell’età dei parenti stretti, il tempo a disposizione per completare questa missione si sta rapidamente esaurendo.
Le forze in campo per una missione delicata
L’esercito vietnamita ha mobilitato 32 squadre di ricerca e recupero, composte da circa 1.500 ufficiali e soldati. Per la raccolta di campioni di DNA, sono state istituite più di 300 squadre, con oltre 3.500 persone coinvolte. Il Ministero della Difesa Nazionale ha inoltre attivato 330 squadre di sminamento, dotate di oltre 5.000 effettivi e più di 1.300 veicoli e attrezzature specializzate.
Finora, le autorità hanno recuperato più di 1.300 resti mortali, compresi tre fosse comuni, e raccolto campioni da oltre 27.000 tombe. Il Ministero della Pubblica sicurezza ha raccolto quasi 95.000 campioni di DNA dai parenti dei martiri, integrandone più di 50.000 nella banca dati nazionale.
Il processo di identificazione: un viaggio nella storia
Il processo di identificazione è complesso e richiede un’attenta analisi dei resti. La lunghezza delle ossa può fornire indizi sull’altezza del soldato, mentre vari indicatori anatomici aiutano a stimare l’età. Le otturazioni dentarie possono dare informazioni sulla provenienza del caduto.
Le piastrine di riconoscimento, quando presenti, sono un elemento cruciale. Durante la Seconda guerra mondiale, queste piastrine venivano spezzate in due: una metà restava con il caduto, l’altra veniva inviata all’ufficio informazioni della Wehrmacht a Berlino. Questo sistema permetteva di registrare i decessi e informare i familiari.
Il caso dei soldati del Danubio
Un esempio significativo è il ritrovamento dei resti di due soldati tedeschi nel Danubio, a Budapest. Le piastrine di riconoscimento perfettamente conservate hanno offerto un’insolita possibilità di identificare gli uomini dopo oltre 80 anni. Tra i resti sono stati trovati anche una fede nuziale e uno scudetto da manica Kuban, che potrebbe fornire indicazioni significative sulla carriera militare di uno dei due soldati.
Il Volksbund, l’organizzazione tedesca incaricata della ricerca e del recupero dei caduti, sta lavorando per chiarire l’identità dei due soldati. L’analisi antropologica dei resti, basata su ossa, epifisi e denti del giudizio, dovrebbe fornire indicazioni sulla loro età approssimativa. Le otturazioni dentarie possono dare indizi sulla provenienza: denti otturati con amalgama suggeriscono che il caduto provenisse con tutta probabilità dall’Europa occidentale.
Una missione che unisce passato e presente
La campagna del Vietnam non è solo una missione di recupero, ma anche un atto di rispetto verso il passato. Restituire un’identità ai soldati caduti significa onorare il loro sacrificio e dare pace alle famiglie. Con l’avanzare del tempo, la necessità di completare questa missione diventa sempre più urgente.
Il Primo Ministro Lê Minh Hưng ha invitato ministeri e località a continuare a mobilitare risorse per accelerare la ricerca, il recupero e l’identificazione dei soldati caduti. La campagna è descritta come una missione politica e umanitaria di particolare importanza in vista del 79º anniversario della Giornata degli Invalidi di guerra e dei Martiri, il 27 luglio.



