La violenta grandinata che ha colpito Teramo a luglio ha lasciato una scia di distruzione che solo ora viene quantificata con precisione. Le conseguenze di questo evento meteorologico eccezionale sono state devastanti, con danni che si estendono dagli immobili alle auto dei cittadini e dei lavoratori.
Il Comune di Teramo ha chiuso la ricognizione ufficiale dei danni, che ammontano a 832.946 euro. Di questi, la maggior parte riguarda gli immobili con un totale di 743.662 euro di danni certificati dai periti. I beni mobili, tra cui arredi, elettrodomestici e veicoli, rappresentano invece 89.284 euro.
La situazione critica dei lavoratori
La situazione più critica riguarda i lavoratori delle aziende della zona industriale. Secondo la Fim Cisl nel solo turno pomeridiano a Villa Zaccheo, area che fa riferimento al Comune di Castellalto, la grandine ha distrutto 150 auto dei dipendenti. “Letteralmente mitragliate”, denuncia il sindacalista Marco Boccanera che chiede il riconoscimento immediato dello stato di calamità e un’assunzione di responsabilità da parte delle imprese.
Il problema non è solo il danno economico: i carrozzieri della provincia sono saturi, le liste d’attesa lunghissime e i pezzi di ricambio introvabili. Senza auto e senza un trasporto pubblico adeguato, molti lavoratori faticano persino a raggiungere il posto di lavoro.
La situazione dei lavoratori precari
La situazione è ancora più drammatica per i precari e gli interinali, esclusi dai prestiti necessari per riparare il mezzo. Chi ha contratti di una settimana non può accedere a finanziamenti agevolati né ai piccoli prestiti degli enti bilaterali. “Sono bloccati, senza soldi e senza un mezzo per andare a lavorare”, spiega Boccanera. “Serve un intervento straordinario di sostegno”.
Le richieste dei sindacati
I sindacati chiedono interventi urgenti per risolvere la situazione. Boccanera sottolinea che nella zona industriale non esistono parcheggi coperti o protetti, nonostante l’area ospiti oltre 4mila addetti. “In Val di Sangro, ad esempio, le aziende e il territorio garantiscono i servizi di bus navetta per i dipendenti. Qui da noi non c’è nulla, il trasporto pubblico adeguato è inesistente”, afferma.
Ora la palla passa alla giunta regionale dell’Aquila, che dovrà decretare lo stato di emergenza. La ricognizione del Comune è un primo passo, ma non basta. Senza una risposta rapida della Regione, senza un piano di mobilità per le aree industriali e senza un sostegno concreto ai lavoratori più vulnerabili, la grandinata resterà l’ennesima emergenza gestita con lentezza.



