Il sabato mattina la casa circondariale di Avezzano si è vestita di teatro per commemorare l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Un gruppo di internati ha allestito uno spettacolo che ha coinvolto tutto il personale penitenziario e numerose autorità civili, trasformando un luogo di reclusione in un palcoscenico di rinascita e riflessione spirituale.
Al centro dell’evento c’è stato il vescovo Giovanni accolto dal nuovo direttore dell’istituto, Franco Pettinelli. Tra gli ospiti anche il vicesindaco di Avezzano, Fabrizio Ridolfi i magistrati di sorveglianza del Tribunale dell’Aquila, Vittorio Gallucci e Francesca Romana Leanza e il cappellano don Francesco Tudini. La presenza di questi rappresentanti istituzionali ha sottolineato l’importanza di un’iniziativa che va oltre la semplice rappresentazione artistica.
Detenuti protagonisti: un teatro di speranza
Gli interni hanno assunto il ruolo di protagonisti non solo interpreti di una storia antica ma artefici di un’esperienza condivisa. Il messaggio di San Francesco che ha abbracciato la povertà e l’amore per i più deboli, è stato declinato in chiave contemporanea, mostrando come anche chi sconta una pena possa riscoprire la propria dignità. Il Vescovo Giovanni ha evidenziato che “Essere protagonisti significa poter scoprire di avere ancora qualcosa da donare, qualcosa da costruire insieme agli altri”.
Presenze istituzionali e sostegno alla cultura carceraria
Il nuovo direttore, Franco Pettinelli ha presentato il progetto come parte di un più ampio impegno per valorizzare l’offerta culturale all’interno del penitenziario. Il vicesindaco Fabrizio Ridolfi ha sottolineato che iniziative di questo tipo contribuiscono a creare legami di solidarietà tra la comunità esterna e quella interna, favorendo percorsi di reinserimento. I magistrati Vittorio Gallucci e Francesca Romana Leanza hanno ribadito l’importanza della responsabilità individuale combinata con la possibilità di cambio personale.
Il discorso del vescovo: errori, responsabilità e futuro
Nel suo intervento il vescovo Giovanni ha richiamato la biografia di San Francesco, evidenziando la capacità di un uomo di cambiare radicalmente la propria vita lasciando “ambizioni e sicurezze” per abbracciare la fraternità. Ha ricordato che “Nessuna persona coincide interamente con i propri errori e nessuna storia può essere ridotta a una colpa”, invitando i detenuti a vedere il proprio percorso come una possibilità di crescita, non come una condanna permanente. L’enfasi è stata posta sul valore della memoria e sulla necessità di usare il passato per costruire un futuro diverso.
Chiudendo, il Vescovo ha pronunciato il tradizionale augurio francescano “Il Signore ti dia pace”, trasformandolo in un invito alla riconciliazione interiore e alla fiducia nella capacità di cambiamento. Gli applausi scroscianti che hanno seguito la rappresentazione hanno confermato il successo dell’iniziativa e la potenza del teatro come strumento di dialogo anche dietro le sbarre.



