La controversa vicenda della cosiddetta famiglia nel bosco è al centro di un nuovo capitolo: i consulenti di parte, il professor Tonino Cantelmi e la psicoterapeuta Martina Aiello, hanno depositato una relazione critica di oltre 300 pagine in cui si contesta la validità della consulenza tecnica d’ufficio ( Ctu ) redatta dalla dottoressa Ceccoli. Il documento, reso noto il 19 maggio 2026, individua numerose carenze che, secondo gli autori, compromettono la capacità della perizia di sostenere decisioni così invasive sulla responsabilità genitoriale. Nel testo viene inoltre richiesto un approfondimento con metodologie più solide e un approccio interdisciplinare che tenga conto degli effetti sul benessere dei minori.
Secondo i consulenti di parte, la relazione originaria presenta difetti non solo formali ma anche sostanziali: si parla di valutazioni basate su elementi ipotetici e su strumenti che non garantirebbero sufficiente robustezza scientifica. Nella controperizia sono elencate quindici criticità specifiche, dall’assenza di osservazioni sistematiche alle modalità di somministrazione dei test psicodiagnostici. Gli esperti sottolineano come l’assenza di accertamenti diretti sui bambini e sulle interazioni genitori-figli renda difficile qualsiasi inferenza attendibile e chiedono che venga garantita la tracciabilità delle scelte metodologiche.
Le criticità principali mosse alla Ctu
Tra i rilievi più rilevanti emerge la mancata esecuzione di un’osservazione diretta delle dinamiche familiari: i consulenti affermano che i minori «non sono stati ascoltati né osservati» tramite colloqui clinici strutturati, e che non sono state raccolte evidenze sufficienti per sostenere giudizi di inadeguatezza genitoriale. Viene inoltre contestato l’uso di test grafici e proiettivi, definiti dagli esperti come strumenti a bassa validità per le conclusioni tratte. I consulenti insistono sul fatto che, senza prove cliniche ripetute e standardizzate, le inferenze psicodiagnostiche risultano fragili e non idonee a fondare misure così restrittive.
La sottovalutazione del trauma da separazione
Un altro punto centrale della controperizia è l’accusa di non aver valutato adeguatamente gli effetti psicologici dell’allontanamento dei minori e del collocamento in struttura: il trauma da separazione e le conseguenze dell’istituzionalizzazione sono, secondo Cantelmi e Aiello, elementi ignorati o sottostimati. La relazione di parte evidenzia come la letteratura clinica offra evidenze chiare sugli impatti di queste esperienze e richiede che tali variabili vengano integrate in una nuova valutazione, preferibilmente con verifiche longitudinali e strumenti validati per l’età dei bambini.
Questioni metodologiche e possibili pregiudizi socioculturali
I consulenti segnalano inoltre possibili bias socioculturali nell’interpretazione delle scelte educative della coppia, riferendosi in particolare a pratiche come l’homeschooling e stili di vita orientati all’ecosostenibilità. Secondo la controperizia, tali scelte sono state lette come indicatori di rischio piuttosto che come varianti legittime di organizzazione familiare, con il risultato di spostare la valutazione dal piano clinico a quello valutativo-ideologico. Viene chiesto di documentare meglio le competenze specifiche dei professionisti coinvolti e di verificare l’eventuale interferenza di pregiudizi personali nella raccolta e interpretazione dei dati.
Critiche sulle competenze e modalità operative
Nel documento viene messa in discussione anche la delega di alcune operazioni all’ausiliaria incaricata, e si sollevano dubbi sui requisiti specialistici dimostrati nella perizia. La controperizia parla di carenze nella tracciabilità inferenziale e nella neutralità valutativa, suggerendo che la consulenza non soddisfi i criteri necessari per essere utilizzata come base tecnica in decisioni che incidono sull’affidamento e sulla permanenza dei minori in collocamento extrafamiliare.
Implicazioni processuali e prossimi passi
Dal punto di vista pratico, la controperizia chiede una rivalutazione completa dell’impianto peritale e propone l’avvio di accertamenti diretti, multidisciplinari e ripetuti, necessari per valutare il reale rischio per i figli. Intanto, il nuovo legale della coppia, l’avvocato Simone Pillon, ha incontrato rappresentanti istituzionali e i responsabili della casa-famiglia in vista di un possibile ricongiungimento. I tre minori, due gemelli di 6 anni e una bambina di 8, sono collocati da circa sei mesi in una struttura a Vasto e possono ricevere visite solo in presenza degli assistenti sociali, perché la responsabilità genitoriale è sospesa da novembre. La controversia ora si sposta sul terreno delle garanzie procedurali: i consulenti di parte richiedono che decisioni così impattanti siano fondate su evidenze robuste e condivise.



