17 Ottobre 2026 ☁ 10°

Richiesta di risorse idriche per i pascoli in quota dell’Appennino

Allevatori dell’area protetta del Gran Sasso chiedono risorse per portare acqua ai pascoli colpiti dalla siccità, denunciando costi elevati e ritardi burocratici.

Richiesta di risorse idriche per i pascoli in quota dell’Appennino

La stagione estiva sta mettendo a dura prova i pascoli in quota dell’area protetta del Gran Sasso e dei Monti della Laga. La siccità ha ridotto drasticamente i punti di abbeveraggio naturali, costringendo gli allevatori a ricorrere a soluzioni temporanee e costose. Di fronte a questo scenario, le associazioni di categoria hanno rivolto una formale istanza di finanziamento all’Ente Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga con sede ad Assergi, nonché al Comune dell’Aquila chiedendo risorse concrete per garantire l’acqua al bestiame.

Domanda di finanziamento e soggetti coinvolti

Alle discussioni tenutesi nella sede dell’Ente Parco hanno partecipato rappresentanti delle ASBUC dell’ASL nonché le Amministrazioni Separate dei Beni di Uso Civico. Tutti hanno confermato che il problema colpisce in modo particolare il Lago di Pietranzoni i Laghi di Fossa e Fossetta e la Vela di Sant’Egidio tradizionali fonti d’acqua per il bestiame durante la monticazione estiva. La richiesta è articolata in più punti: non solo il finanziamento delle autobotti ma anche il ripristino di cisterne ormai in rovina e il miglioramento del letto dei laghi per trattenere più pioggia.

I punti d’acqua più colpiti

Il Lago di Pietranzoni e i Laghi di Fossa e Fossetta hanno subito una riduzione della capacità di accumulo, mentre la Vela di Sant’Egidio registra livelli di acqua al di sotto della soglia di utilizzo. Per un allevatore che gestisce duecento capi l’assenza di abbeveratoi è insostenibile: il bestiame rimane senza idratazione adeguata mentre le pratiche amministrative sono ancora in via di definizione. La situazione è aggravata dal fatto che le autobotti coprono solo il vuoto e il loro costo è spesso anticipato dalle ASBUC con risorse proprie, creando un onere finanziario ricorrente per l’ente.

Cisterne e letto dei laghi

Le cisterne diroccate, ancora presenti nel territorio, potrebbero tornare operative con una semplice bonifica, ma la loro riattivazione è bloccata da autorizzazioni ambientali stringenti tipiche di un parco nazionale. Allo stesso tempo, gli interventi di scavo o di ammodernamento del letto dei laghi, necessari per aumentare la capacità di ritenzione, richiedono permessi che possono impiegare mesi, rischiando di arrivare al termine della stagione di transumanza.

Burocrazia ambientale e progetti in corso

Le pratiche autorizzative nel contesto del parco sono particolarmente lente: “non si scava dove capita”, come ricorda l’Amministrazione del Parco. Se le pratiche si allungano, i lavori rischiano di concludersi dopo la fine della stagione, quando le mandrie sono già discese a valle. Parallelamente, Gran Sasso Acqua S.p.A. ha programmato interventi sulle sorgenti in quota e l’allestimento di un potabilizzatore ad Assergi, pensati per compensare la riduzione della portata. Tuttavia, tali opere sono destinate alle reti idriche comunali e non direttamente agli abbeveratoi dei pascoli, lasciando gli allevatori ancora privi di una soluzione immediata.

Altre richieste degli allevatori

Oltre al finanziamento per l’acqua, gli allevatori hanno sollevato altre esigenze: un nullaosta più rapido da parte del Parco, una gestione trasparente dei lotti di uso civico e fondi per installare recinzioni elettrificate, recinti fissi e cani da guardiania. È in corso anche la revisione del regolamento con cui l’Ente rimborsa i danni da predazione, in particolare quelli causati dal lupo. Queste richieste evidenziano una volontà di rendere più sostenibile l’attività pastorale, ma dipendono dalla capacità delle istituzioni di sbloccare risorse e snellire i processi burocratici.

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