L'Aquila vive un duplice momento di forte emotività: da una parte la città si prende il tempo di ricordare Stefano Tinari, amministratore di lungo corso, dall’altra celebra il ritorno di un pezzo unico del patrimonio scenico locale, il sipario storico del Teatro Comunale “Nazzareno De Angelis”.
Due notizie che, pur appartenendo a contesti diversi – quello amministrativo e quello culturale – si intrecciano nella stessa atmosfera di riconoscimento della storia di L'Aquila, appena nominata Capitale italiana della Cultura 2026.
Addio a Stefano Tinari, punto di riferimento del Comune di L’Aquila
Il 74 anni si è spento Stefano Tinari, che ha ricoperto per quasi trent’anni ruoli chiave all’interno dell’Amministrazione comunale. Dalla posizione di dirigente degli “Affari istituzionali” fino a quella di vicesegretario, ha accompagnato le giunte di Enzo Lombardi, Antonio Centi, Biagio Tempesta e Massimo Cialente, dimostrandosi sempre leale e “profondamente onesto”.
Il sindaco in carica, Pierluigi Biondi, ha espresso il suo cordoglio, definendo Tinari “un punto di riferimento al servizio dell’ente e della comunità aquilana”. Anche l’ex sindaco Massimo Cialente ha ricordato il rapporto di lavoro iniziato nel 1990, sottolineando la capacità dell’ex dirigente di gestire dossier complessi con dedizione quasi “fisica”.
Alla famiglia di Tinari sono state rivolte le più sentite condoglianze: le figlie Laura, vicepresidente vicario del comitato regionale Abruzzo della Lega dilettanti e presidente del dipartimento di serie B di calcio femminile, Valeria e la moglie Noemi. La cerimonia funebre si è svolta nella chiesa di San Pio X, nel quartiere del Torrione.
Ritorno del sipario ottocentesco di Franz Hill al Teatro Comunale
Dopo le devastazioni del terremoto del 2009, il sipario dipinto da Franz Hill è stato estratto dalle macerie, sottoposto a un delicatissimo restauro e restituito al suo posto originale nel Teatro “Nazzareno De Angelis”. L’opera, realizzata intorno al 1820 per la Sala Olimpica di Sant’Agostino e destinata al teatro nel 1857, misura circa 100 metri quadrati e raffigura i guerrieri amiternini ispirati al settimo libro dell’Eneide di Virgilio.
Il progetto di restauro è stato coordinato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di L’Aquila e Teramo, con la collaborazione di Antonio David Fiore e della restauratrice Fernanda Falcon Martinez, sotto la guida del soprintendente Massimo Sericola. L’opera è stata temporaneamente custodita al Teatro “Fedele Fenaroli” di Lanciano, dove è stata ultimata prima di tornare a L’Aquila.
Il sindaco Pierluigi Biondi ha dichiarato: “Restituire un’opera d’arte che rischiava di rimanere lontana dal suo pubblico è un gesto di grande emozione, soprattutto alla vigilia della riapertura del teatro”. La cerimonia di riconsegna precede la riapertura ufficiale del teatro, prevista per il 17 novembre, con la presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli.
Il valore simbolico per la Capitale della Cultura 2026
Il ritorno del sipario si colloca in un anno particolarmente significativo per la città, che ha ottenuto il titolo di Capitale italiana della Cultura 2026. L’opera, simbolo di continuità e resilienza, sarà esposta al pubblico non appena saranno completati gli ultimi lavori tecnici di allestimento. Il teatro, da sempre cuore pulsante della vita artistica aquilana, si prepara a ospitare un ricco calendario di spettacoli, confermando il ruolo di L’Aquila come crocevia di storia, arte e memoria collettiva.



