L’Abruzzo sta vivendo una rinascita culturale che va ben oltre i confini tradizionali. La regione si sta affermando come un polo dinamico nel settore culturale e creativo, con un impatto significativo sull’economia e sulla società. Questo fenomeno è evidenziato dal rapporto Io sono cultura 2026 che rivela dati impressionanti sul valore aggiunto generato dal Core Cultura abruzzese.
Il rapporto, realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e Deloitte, mostra che il Core Cultura abruzzese ha generato 749 milioni di euro di valore aggiunto nel 2026. Questo risultato posiziona l’Abruzzo al 12° posto in Italia e al 2° posto nel Mezzogiorno, preceduta solo dalla Campania. La crescita del settore culturale e creativo è un segnale chiaro della sua importanza strategica per la regione.
Il modello policentrico dell’Abruzzo
Uno degli aspetti più interessanti del sistema culturale abruzzese è la sua natura policentrica. Ogni provincia contribuisce con una vocazione distinta, creando un ecosistema culturale variegato e dinamico. Pescara ad esempio, è il principale polo culturale regionale, con 230 milioni di euro di valore aggiunto e 3.786 occupati. La provincia si distingue anche a livello nazionale, occupando il sesto posto nella Comunicazione e il settimo in Architettura e design.
L’Aquila oltre a essere designata Capitale italiana della Cultura 2026 presenta un peso significativo nelle Performing Arts nelle arti visive e nel patrimonio storico-artistico. La provincia di Teramo invece, si conferma come polo regionale delle industrie creative digitali, con il comparto Software e videogiochi che vale il 23,2% del Core provinciale. Chieti pur registrando valori assoluti simili alle altre province, si distingue per la forte specializzazione in Architettura e Design che supera il 31% del Core provinciale.
Occupazione e crescita nel settore culturale
Il settore culturale e creativo non solo genera valore economico, ma crea anche numerose opportunità di lavoro. Il Core Cultura abruzzese impiega 12.325 addetti, pari al 2,2% degli occupati regionali. Tra il 2026 e il 2026, gli occupati del Core Cultura sono aumentati dell’8,5%, con un incremento del +2,5% tra il 2026 e il 2026. Questo tasso di crescita supera la media nazionale del +2,1%, con la provincia di Chieti che registra l’incremento più sostenuto nel quinquennio (+9,8%).
La struttura produttiva del Core Cultura abruzzese è composta da una combinazione di comparti consolidati e settori ad alto contenuto tecnologico. Architettura e design rappresentano il dominio principale, con 207 milioni di euro di valore aggiunto e 2.972 occupati. L’Editoria e stampa si conferma secondo per dimensione economica e primo per occupazione, con 178,5 milioni di euro e 3.205 addetti. Anche il comparto Software e videogiochi registra numeri significativi, con oltre 103 milioni di euro di valore aggiunto e 1.664 addetti.
Progetti e iniziative culturali
L’Abruzzo sta investendo in numerosi progetti culturali di grande impatto. La designazione de L'Aquila come Capitale italiana della Cultura 2026 ha portato a iniziative di rilievo, come l’esposizione di Ecce Homo di Antonello da Messina, che ha attirato circa 1.000 visitatori nei primi tre giorni. Altri progetti includono la mostra La Visitazione di Raffaello e l’esposizione AI WEIWEI: Aftershock al MAXXI, finanziata dal Comune con il programma Restart.
Oltre a questi eventi, la regione sta promuovendo grandi investimenti nel settore cinematografico. La Film Commission abruzzese ha attirato l’attenzione di 93 società di produzione grazie a bandi di grande portata. Inoltre, eventi come il saltarello che ha richiamato 30.000 persone in presenza e raggiunto 800.000 spettatori in televisione, dimostrano il potenziale della cultura come strumento di coesione sociale e sviluppo economico.
Il sistema culturale abruzzese rappresenta una leva strategica di competitività, innovazione e attrattività. La capacità di integrare cultura, creatività e produzione, insieme alla distribuzione policentrica delle attività, rappresenta un vantaggio competitivo. La designazione de L’Aquila a Capitale italiana della Cultura 2026 è un’opportunità per consolidare questo modello ‘diffuso’, rafforzare le vocazioni territoriali e valorizzare un ecosistema che già oggi produce valore, occupazione e identità.



