La notizia ha fatto il giro delle agenzie: la Regione Abruzzo ha finalmente azzerato il disavanzo ereditato nel 2019, raggiungendo un pareggio di bilancio che ha scatenato festeggiamenti tra i vertici istituzionali. Ma cosa si cela dietro questa apparente vittoria contabile?
Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, l’assessore al bilancio, Guido Quaglieri, e il capogruppo di Fratelli d’Italia, Gianfranco Verrecchia, hanno celebrato con entusiasmo il giudizio di parificazione del Rendiconto 2026 da parte della Corte dei Conti. Tuttavia, la realtà è ben diversa da quella dipinta dalla propaganda politica.
L’illusione dei numeri in pareggio
La parificazione del rendiconto non è un premio di buona condotta, ma un semplice controllo di legalità. I magistrati contabili hanno verificato che le entrate e le uscite corrispondessero alle regole di legge. In altre parole, hanno fatto un’addizione e una sottrazione, senza entrare nel merito della qualità della vita in regione o della gestione politica.
Il disavanzo da 411,9 milioni di euro è stato ufficialmente azzerato, ma questo non significa che i problemi siano risolti. Anzi, la situazione è stata risolta con un escamotage contabile che ha coinvolto ben 163 milioni di euro. Per capire meglio, immaginiamo la Regione Abruzzo come una famiglia che, rimasta senza soldi, ha chiesto un prestito al nonno (lo Stato) per pagare i fornitori.
Il debito nascosto
La Corte Costituzionale ha irrigidito le regole, rendendo il debito della famiglia Abruzzo insostenibile. Per evitare il fallimento, lo Stato è intervenuto con una norma ad hoc, rimettendo il debito in un cassetto a parte e spalmando le rate su un periodo più lungo. In pratica, il debito c’è ancora, ma non si vede. Questo trucco contabile ha permesso alla Regione di ripulire il bilancio e ottenere il via libera della Corte dei Conti.
Le conseguenze per i cittadini
Ma chi paga il conto di questa operazione? I cittadini abruzzesi, ovviamente. L’Abruzzo continua a detenere il triste primato di addizionali IRPEF ai massimi livelli storici consentiti dalla legge italiana. Inoltre, la contrazione della spesa sanitaria, che da sola divora il 75-80% del bilancio regionale, ha portato a un peggioramento dei servizi essenziali.
Le liste d’attesa infinite, i pronto soccorso intasati e la medicina di territorio ridotta al lumicino sono la conseguenza diretta di questa politica di risparmio. La Corte dei Conti ha lanciato un avvertimento severo: senza una riforma profonda e strutturale degli ospedali, il rischio di sprofondare nuovamente nei debiti è solo rimandato.
La lezione di questo rendiconto finanziario è semplice ma spietata. La politica può rivendicare il merito di aver allineato le colonne delle entrate e delle uscite, ma non può spacciare un’operazione di creatività contabile per un successo sociale. Fino a quando, per tenere i conti in ordine, gli ospedali continueranno ad andare in affanno e le tasse verranno mantenute ai massimi livelli, chi vive in Abruzzo continuerà a vivere male.



