L’AGIR Autorità per la Gestione Integrata Rifiuti ha presentato un piano per fondere ASM L’Aquila, Cogesa Sulmona e Segen Valle Roveto in un unico soggetto pubblico nella provincia dell’Aquila. Il progetto ha acceso il dibattito nei comuni della Marsica dove le amministrazioni hanno reagito con posizioni divergenti.
La proposta punta a razionalizzare i costi e a migliorare l’efficienza del servizio, unificando governance e funzioni operative. La partita è rilevante per la continuità della raccolta, i livelli di qualità e le tariffe ai cittadini. Ultimo aggiornamento: 8 luglio 2026.
Il piano AGIR e le aree interessate
L’ASM gestisce la città dell’Aquila e i comuni limitrofi; Cogesa opera nell’area di Sulmona; Segen copre la Valle Roveto. La fusione disegnata dall’AGIR configura un’unica cabina di regia pubblica con integrazione dei servizi su tutta la provincia. Un rappresentante dell’Autorità ha dichiarato: “La fusione potrebbe portare a risparmi significativi”, aggiungendo che “ma è fondamentale che i comuni collaborino per garantire un servizio efficiente e sostenibile.”
Nelle interlocuzioni avviate con i municipi, l’Autorità ha ribadito che l’obiettivo è costruire una struttura industriale più solida, capace di coordinare impianti, logistica e programmazione. Un altro rappresentante ha spiegato: “Siamo consapevoli delle preoccupazioni”, sottolineando “ma crediamo che questa fusione sia necessaria per garantire un futuro sostenibile alla gestione dei rifiuti nella provincia.” Le prossime settimane sono state indicate come decisive per la definizione degli aspetti operativi e per il consolidamento del consenso istituzionale.
Reazioni nella Marsica e nodi aperti
Nei comuni della Marsica le reazioni sono state immediate. Più amministratori hanno espresso timori su possibili aumenti dei costi a carico dei cittadini e sulla perdita di autonomia decisionale rispetto alle specificità locali. In diversi municipi è emersa la preoccupazione che l’unificazione diluisca la capacità di tarare i servizi sulle esigenze di contesto, con impatti sulla qualità del servizio e sui tempi di intervento.
Altri sindaci hanno valutato la fusione come un’opportunità per ridurre i costi operativi e migliorare la coordinazione tra raccolta, trattamento e impiantistica. In questa prospettiva, un’unica entità potrebbe standardizzare i processi, rafforzare i controlli e favorire economie di scala. Il confronto resta aperto: diverse amministrazioni stanno approfondendo dossier tecnici su governance, riparto dei costi e livelli di servizio, per arrivare a una posizione condivisa che tuteli i cittadini e garantisca sostenibilità e efficienza del sistema provinciale.



