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DEA di II livello diffuso: la decisione della Regione Abruzzo per Chieti e Pescara

La Regione Abruzzo ha finalmente deciso per un DEA di II livello diffuso tra Chieti e Pescara, una soluzione già proposta dal centrosinistra nel 2016. Scopri i dettagli e le reazioni.

DEA di II livello diffuso: la decisione della Regione Abruzzo per Chieti e Pescara

La sanità abruzzese è al centro di un acceso dibattito politico dopo l’annuncio della Regione Abruzzo riguardo al DEA di II livello diffuso tra Chieti e Pescara. Una decisione che arriva dopo anni di discussioni e che ha scatenato reazioni contrastanti tra le forze politiche regionali.

Il presidente Marsilio ha recentemente dichiarato che la soluzione del DEA diffuso è l’unica percorribile per garantire un servizio sanitario di qualità a tutto il territorio. Una scelta che, secondo il capogruppo del Partito Democratico Silvio Paolucci era già stata teorizzata e programmata dal centrosinistra quando era al governo regionale.

La svolta di Marsilio e le critiche dell’opposizione

Paolucci ha criticato duramente la decisione di Marsilio, sostenendo che ci sono voluti quasi dieci anni e due mandati di governo regionale per arrivare a una soluzione che il centrosinistra aveva già individuato nel 2016. “Benvenuto nel club”, ha commentato ironicamente il capogruppo PD, sottolineando come la destra abbia cercato di coprire le proprie gaffe con giustificazioni poco convincenti.

Secondo Paolucci, la programmazione scritta della Regione, predisposta dall’Agenzia Sanitaria Regionale (ASR) individuava inizialmente i DEA di II livello solo a L'Aquila e Pescara, relegando Chieti a un ruolo di supporto. Una decisione che ha scatenato le proteste del territorio e del Comitato ristretto dei sindaci, che hanno preteso la pari dignità tra Chieti e Pescara.

Le accuse sulla legge Lorenzin

Paolucci ha respinto le accuse secondo cui la legge Lorenzin avrebbe reso impossibile il DEA a Chieti. “La legge Lorenzin non ha mai vietato l’integrazione funzionale e il modello diffuso”, ha dichiarato, ricordando che era stato proprio il centrosinistra a proporre questa soluzione dieci anni fa. “Se Marsilio riteneva la Lorenzin un ostacolo insormontabile, perché non ha mai presentato una formale richiesta di modifica a Roma?”, ha chiesto retoricamente.

Le reazioni della maggioranza

Dalla parte opposta, il capogruppo di Fratelli d’Italia Massimo Verrecchia ha difeso la decisione della Giunta Marsilio, sostenendo che il PD preferisce alimentare polemiche piuttosto che riconoscere il lavoro concreto svolto per rafforzare il sistema sanitario abruzzese. Verrecchia ha ricordato gli investimenti recenti nell’innovazione tecnologica e nell’ammodernamento delle apparecchiature sanitarie, sottolineando come la deroga triennale concessa dal Ministero della Salute abbia rappresentato un’opportunità fondamentale per evitare penalizzazioni per una parte dell’Abruzzo.

Verrecchia ha anche ricordato come, con l’arrivo del ministro Orazio Schillaci si sia finalmente arrivati all’approvazione della rete ospedaliera che la Regione attendeva da troppo tempo. “Questa è la differenza tra chi governa con i fatti e chi si limita agli annunci”, ha dichiarato, criticando il campanilismo del Partito Democratico.

Le richieste del PD

Paolucci ha chiesto che Marsilio adotti atti formali che sanciscano la pari dignità tra i presidi di Chieti e Pescara. “Chieti ha un polo universitario d’eccellenza, dotato di tecnologie uniche e professionalità di rilievo”, ha sottolineato, invitando la Giunta a una programmazione seria che valorizzi le eccellenze del territorio senza fare figli e figliastri.

La sanità abruzzese si trova così al centro di un dibattito che va oltre le questioni tecniche, toccando temi di identità territoriale e di equità tra i diversi presidi ospedalieri. Una sfida che richiederà il coinvolgimento di tutte le forze politiche per trovare soluzioni condivise e durature.

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