Durante un controllo di routine sul territorio del comune di Santa Maria La Fossa, le forze dell’ordine hanno scoperto un’enorme accumulazione di materiale non autorizzato. L’area interessata, di circa 5.000 metri quadrati, era di proprietà privata e presentava evidenti segni di abbandono, con cumuli di rifiuti esposti agli agenti atmosferici. La scoperta ha innescato un’operazione congiunta tra i Carabinieri della Stazione di Grazzanise e i tecnici dell’Arpac, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale.
Operazione dei carabinieri a Santa Maria La Fossa
L’azione è stata avviata nella mattinata, quando i militari, supportati dal personale specializzato dell’Arpac, hanno ispezionato la proprietà segnalata da segnalazioni dei cittadini. Durante l’ispezione, gli agenti hanno constatato la presenza di rifiuti speciali e rifiuti pericolosi depositati in modo irregolare, senza alcuna forma di copertura o impermeabilizzazione del suolo. L’assenza di barriere protettive ha aumentato il rischio di infiltrazioni di sostanze nocive nel terreno e nella falda acquifera, creando una minaccia concreta per l’ambiente circostante.
Rifiuti speciali e amianto: il pericolo ambientale
Tra i materiali rinvenuti, spiccavano grandi cumuli di scarti industriali classificati come rifiuti speciali, tra cui solventi, vernici e residui chimici. Questi rifiuti, per loro natura, richiedono condizioni di stoccaggio rigorosamente controllate; l’esposizione alle intemperie favorisce la degradazione dei contenitori e la dispersione di sostanze tossiche. Accanto ai cumuli, è stato individuato un capannone di circa 1.275 metri quadrati, la cui struttura è sostenuta da lastre di amianto parzialmente crollate. L’amianto, noto per le sue proprietà fibrose e cancerogene, rappresenta un ulteriore pericolo per chiunque entri in contatto con le fibre in aria.
Capannone con copertura in amianto crollata
La condizione del capannone ha attirato l’attenzione dei tecnici ambientali, i quali hanno evidenziato l’urgenza di mettere in sicurezza l’edificio per evitare la dispersione di fibre di amianto nell’aria. L’integrità compromessa della copertura ha lasciato il materiale esposto agli agenti atmosferici, favorendo il deterioramento delle lastre e aumentando il rischio di contaminazione dell’area circostante. Le autorità hanno quindi deciso di includere il capannone nel sequestro preventivo, al fine di garantire la tutela della salute pubblica e dell’ambiente.
Svolgimento delle indagini e conseguenze giudiziarie
Al termine dell’intervento, le forze dell’ordine hanno proceduto al sequestro dell’intera area, affidandola in custodia giudiziale al sindaco pro tempore di Santa Maria La Fossa. Quattro individui, comproprietari del terreno e dell’immobile, sono stati deferiti in libertà all’Autorità giudiziaria con l’accusa di gestione non autorizzata di rifiuti. Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari, durante la quale verranno raccolte ulteriori prove per accertare eventuali responsabilità penali. Fino a una sentenza definitiva, i denunciati godono della presunzione di innocenza, ma le autorità hanno già segnalato la gravità dell’accaduto e la necessità di procedere con un’adeguata bonifica del sito.



