Un’altra tragedia si è abbattuta sullo stabilimento di Casalbordino, in provincia di Chieti. Il 9 luglio scorso, un’esplosione ha causato la morte di Carlo Piscopo, un lavoratore di 59 anni, e il ferimento di un collega di 54 anni. L’incidente ha riacceso i riflettori su un impianto già segnato da una lunga storia di incidenti mortali.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Vasto, ha portato all’indagine di sei persone e della società che ha acquisito il ramo di azienda di Esplodenti Sabino. Le ipotesi di reato includono omicidio colposo, lesioni colpose e violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. L’autopsia sul corpo di Piscopo è prevista per il 15 luglio a Chieti, affidata al medico legale Pietro Falco.
Una storia di incidenti e tragedie
Lo stabilimento di Casalbordino, ex Esplodenti Sabino, è stato teatro di numerosi incidenti negli ultimi anni. Fondato nel 1972, l’impianto era specializzato nella demilitarizzazione di munizioni convenzionali e nel recupero di materiali provenienti da armamenti. Il primo grave incidente risale al, quando un’esplosione causò la morte di tre lavoratori: Paolo Pepe, Carlo Spinelli e Nicola Colameo.
Un altro dramma si è verificato nel, con la morte di Gianluca De Santis, Fernando Di Nella e Giulio Romano. Dopo questi incidenti, l’attività è stata bloccata dalla magistratura. Nell’, lo stabilimento è stato acquisito da Arca Defence Italy Spa, una società controllata dal gruppo turco Arca Defence, attivo nel settore della difesa militare.
Le critiche e le richieste di chiusura
Nonostante il cambio di proprietà, le critiche non sono mancate. Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, ha dichiarato: “Passaggio di proprietà sì, ma a quanto pare non è cambiato molto”. Acerbo ha sollecitato i poteri pubblici a intervenire per la chiusura definitiva dello stabilimento, definito una “fabbrica di morte”.
Le proteste non si sono fatte attendere. L’Usb ha proclamato uno sciopero per tutti i lavoratori del settore privato della provincia di Chieti, con un sit-in davanti alla fabbrica. Sinistra Italiana in Abruzzo ha ricordato che negli ultimi 30 anni sarebbero almeno 26 le vittime nel settore degli esplosivi civili e militari.
La storia dello stabilimento di Casalbordino è un dramma che si ripete, con una lunga scia di vittime e incidenti. Le indagini in corso potrebbero fare luce sulle responsabilità e sulle misure necessarie per evitare future tragedie.



