L’Aquila si prepara a ospitare una delle manifestazioni jazz più attese dell’anno. La dodicesima edizione del festival Il jazz italiano per le terre del sisma ha trasformato la città abruzzese in un vero e proprio palcoscenico musicale, dove la musica diventa strumento di ricostruzione culturale e di coesione sociale.
Il festival, che si è svolto il 5 e 6 settembre 2026, ha visto la partecipazione di oltre 300 artisti che si sono esibiti in 21 location diverse, tra piazze, cortili, teatri e spazi culturali. Un evento che non solo celebra la musica jazz, ma che rappresenta un tributo alla memoria e un segno di rinascita per una città ancora segnata dal sisma del 2009.
Un viaggio musicale tra i luoghi simbolo dell’Aquila
La manifestazione ha preso il via al Teatro San Filippo dove l’Orchestra nazionale jazz dei Conservatori ha aperto le danze con le esecuzioni di Ada Montellanico e Rosario Giuliani. La musica ha poi invaso i cortili della città, creando un dialogo tra generi e spazi, dove gli assoli di jazz hanno incontrato la danza e l’elettronica.
Al tramonto, la scena si è spostata sul sagrato della Chiesa del Crocifisso, dove le voci di Gianna Montecalvo, Stefano Luigi Mangia e dell’Onmc Vocal Ensemble hanno trovato un’armonia perfetta con l’ambiente circostante. La serata si è conclusa con un concerto sulla Scalinata di San Bernardino un luogo simbolo della città, dove Rita Marcotulli è stata accompagnata da Luca Aquino, Ettore Fioravanti e Raffaele Casarano.
Il tributo alle vittime del sisma
Domenica, il festival ha ripreso con un concerto al Parco della Memoria un luogo che porta con sé il peso e la bellezza della storia locale. Qui, la Sinfonica abruzzese, diretta da Marco Moresco, si è esibita insieme alla cantante Gaia Mattiuzzi, in un momento che è diventato un omaggio alle 309 vittime del sisma del 29 giugno 2009.
Il parco è stato anche teatro dell’Orchestra Jazz che Vorodi, con la direzione di Emanuele Parrini. Il passaggio tra i vari spazi ha continuato la sua progressione, con il concerto di Luca Aquino a Palazzo Benedetti, che ha visto l’intervento del gruppo Icaro e l’esibizione di Folkways e del duo Dois, tra voci, chitarra e percussioni.
Sperimentazione e festa al Parco del Castello
Il momento finale si è spostato verso il Parco del Castello dove la musica ha trovato la sua dimensione più aperta. Dopo l’intervento del quartetto di Luca Dell’Anna, l’interpretazione di Fabrizio Bosso e Julian Oliver Mazzariello ha riletto Pino Daniele con il brano Il cielo è pieno di stelle unendo la tradizione del jazz alla memoria della canzone italiana.
Il festival si è concluso nei Patagarri, un luogo che ha restituito alla manifestazione il suo carattere: un momento in cui la sperimentazione musicale ha trovato il proprio posto accanto alla dimensione della festa collettiva. Con l’impegno di oltre 300 artisti, la manifestazione ha dimostrato come la musica possa essere un elemento di coesione sociale, capace di abitare la città e di connettere i cittadini attraverso i propri spazi.
Il futuro del festival e l’impatto sulla città
La scelta di una gestione artistica che guarda al 2027, affidando il futuro a Stefania Tallini, Diego Borotti e ai membri del Südtirol Jazzfestival, suggerisce una volontà di continuità e di espansione del progetto. L’uso dei 21 luoghi diversi non è solo un fatto di distribuzione geografica, ma una strategia di radicamento: la musica non è stata un ospite temporaneo, ma una presenza che ha dialogato con la vita quotidiana dei borghi e dei quartieri.
Il tema Riflessi ha permesso di guardare l’identità del territorio attraverso uno specchio sonoro, dove l’eredità della storia si intreccia con la vitalità del presente. La partecipazione di artisti provenienti da contesti diversi, dalle orchestre dei Conservatori ai gruppi più sperimentali, dimostra che L’Aquila si conferma un centro nevralgico per la cultura jazzistica, capace di trasformare la piazza in un luogo di incontro e il cortile in un laboratorio creativo.



