La situazione dello stabilimento LFoundry di Avezzano è diventata un punto di riferimento per la crisi industriale che sta colpendo la Marsica. In un contesto di transizione digitale globale, lo stabilimento abruzzese, che produce tecnologie avanzate, si trova ad affrontare una crisi che mette a rischio il futuro di 1.300 lavoratori.
La vertenza LFoundry e il congelamento dei contratti
Dal 1° febbraio 2026 i contratti di 94 lavoratori somministrati sono stati congelati, creando un clima di incertezza e preoccupazione tra le famiglie marsicane. Questi lavoratori, con oltre dieci anni di servizio continuativo, si trovano ora in un limbo burocratico che minaccia la loro stabilità economica.
L’incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) ha visto la partecipazione di rappresentanti sindacali, del governo, della Regione Abruzzo e dell’azienda, guidata dall’amministratore delegato Gianluca Testa. Durante la riunione, sono emerse le difficoltà strutturali dello stabilimento, con livelli di utilizzo insufficienti e una crisi che sembra non trovare soluzioni immediate.
Le dichiarazioni di Massimo Verrecchia
Massimo Verrecchia capogruppo di Fratelli d’Italia al Consiglio della Regione Abruzzo, ha ribadito l’importanza di preservare e rafforzare questo presidio produttivo. “Abbiamo ribadito con forza l’importanza di preservare e rafforzare questo presidio produttivo”, ha dichiarato Verrecchia, sottolineando la necessità di tutelare i lavoratori somministrati e garantire stabilità occupazionale.
Verrecchia ha anche ringraziato il sottosegretario Fausta Bergamotto per la sua disponibilità e attenzione verso la vertenza. La Regione Abruzzo grazie al lavoro dell’assessore Tiziana Magnacca sta seguendo con la massima attenzione l’evoluzione della situazione.
Le prospettive future e le soluzioni possibili
La nomina del nuovo CEO di Sparc la controllante del sito, è stata presentata come l’inizio di una “nuova fase” per lo stabilimento. Tuttavia, i sindacati chiedono garanzie scritte, piani industriali solidi e investimenti concreti, non semplici passaggi di consegne manageriali.
Il senatore del PDMichele Fina ha suggerito l’ipotesi di soluzioni governative, magari sul modello francese, che vedano l’ingresso dello Stato nella governance o l’utilizzo di strumenti come il Golden Power per tutelare un asset strategico nazionale.
La vertenza LFoundry trascende i confini di Avezzano e rappresenta uno specchio in cui l’intera politica industriale italiana dovrebbe guardarsi. Se l’Italia non riesce a proteggere e rilanciare un sito che produce microchip, quale futuro economico si sta costruendo?
La Marsica resiste, il sindacato vigila, la politica promette. Ma il tempo stringe, e le risposte concrete devono arrivare prima che il congelamento dei contratti raggeli l’intero territorio.



