La vertenza dei tecnici addetti alla manutenzione della ASL 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila sta mettendo in luce una questione cruciale: quanto può essere efficiente un ospedale che riduce il personale tecnico necessario per il suo funzionamento?
L’efficientamento è un termine che evoca l’eliminazione degli sprechi e la razionalizzazione della spesa, ma quando si traduce in tagli al personale e alla manutenzione, il risultato potrebbe essere ben diverso.
La vertenza dei manutentori e il rischio per la sicurezza ospedaliera
Il 20 agosto, al tavolo convocato dalla Prefettura dell’Aquila l’accordo tra sindacati e azienda sanitaria è saltato. FIM-CISL, FIOM-CGIL, RSU e RSA hanno annunciato uno sciopero di otto ore per turno alla prima data utile.
Al centro della vertenza ci sono i lavoratori della SE.MA. impegnati nella manutenzione degli impianti della ASL 1. Non si tratta di un servizio accessorio, ma di una componente essenziale per il funzionamento degli ospedali.
Un ospedale non è solo medici e infermieri, ma anche una complessa macchina di impianti termici, elettrici, idraulici, ascensori e sistemi di sicurezza. Se questa macchina si ferma, anche per un problema apparentemente banale, può fermarsi anche una parte dell’attività sanitaria.
Il dilemma dei numeri: 53 o 65 lavoratori?
La posizione sindacale è netta: i 65 lavoratori dovrebbero essere garantiti anche attraverso la clausola sociale. La ASL, nella gara ponte, ne ha invece previsti 53. Dodici lavoratori di differenza che, dentro un ospedale, rappresentano la capacità di garantire turni, reperibilità, interventi e manutenzione preventiva.
La ASL1 presenta una ricostruzione diversa: secondo la relazione inviata dopo il tavolo prefettizio, l’esubero di 12-15 caldaisti avrebbe natura strutturale e sarebbe collegato alla riqualificazione energetica degli impianti. Ma emerge una contraddizione significativa: se i caldaisti sono diventati esuberi per effetto della trasformazione degli impianti, perché la stessa ASL riconosce che 12 di loro sono indispensabili per la conduzione e la sicurezza degli impianti termici?
La sfida della sanità nelle aree interne
La vertenza dei manutentori solleva una questione più ampia: quale livello minimo di sicurezza e di efficienza siamo disposti a garantire agli ospedali delle aree interne? La Regione Abruzzo ha riconosciuto pubblicamente che garantire la sanità nelle aree interne costa di più e che i criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale non tengono adeguatamente conto delle peculiarità dei territori scarsamente popolati.
Trattare Tagliacozzo, Pescina, Castel di Sangro e gli altri presidi periferici come meri numeri su un foglio Excel significa ignorare la loro importanza per le popolazioni residenti in territori montani, caratterizzati da distanze, collegamenti difficili e bassa densità abitativa.
Il rischio è che la presunta razionalizzazione dei costi si trasformi in desertificazione sanitaria. Meno abitanti significa meno risorse; meno risorse significa meno personale; meno personale significa meno servizi; meno servizi significa maggiore distanza dalle cure.
Il termine per presentare le offerte relative alla gara da 5,3 milioni che riguarda i presidi ospedalieri e altri immobili dell’azienda scade fra un mese, il 21 settembre 2026. Il tema è come spendere al meglio quei 5,3 milioni di euro perché una sanità moderna ha bisogno di efficientamento energetico, digitalizzazione, telecontrollo, centralizzazione e nuove tecnologie.
Ma la tecnologia non elimina il bisogno dell’uomo. Quando qualcosa si rompe, quando una caldaia va in blocco, quando un impianto elettrico presenta un’anomalia, quando un ascensore si ferma o quando un sistema di sicurezza deve essere ripristinato, qualcuno deve intervenire. E deve farlo subito.
Una sanità efficiente è quella che spende meno senza però erogare meno servizi. Se invece il risparmio viene ottenuto riducendo progressivamente le risorse tecniche, impoverendo la manutenzione, comprimendo il personale e rendendo più fragili i presidi periferici, allora non siamo davanti all’efficientamento della sanità, siamo davanti al suo impoverimento.
Il confine fra risparmio che razionalizza la spesa e risparmio che diminuisce i servizi impoverendo l’offerta è molto sottile. Lo sciopero annunciato dai manutentori non dovrebbe essere liquidato come l’ennesima vertenza sindacale. È invece un campanello d’allarme perché la sanità non comincia quando il paziente entra in una sala operatoria, comincia molto prima: quando l’ospedale è aperto, illuminato, riscaldato, ventilato, sicuro e funzionante.



